Delitto di Befana alle Poste. Il racconto dell’imputato
Il 32enne ha parlato alla giudice di quella sera e di quando si costituì. Scelto il rito abbreviato. Il fratello di Ilyes Amri parte civile nel procedimento . .

Sentito il principale accusato. Delitto di Befana dove perse la vita Ilyes Amri, 27enne di origini tunisine: l’uomo, considerato l’omicida, ha scelto il rito abbreviato. Sono tre le posizioni che verranno definite con rito alternativo nel procedimento per la rissa che sfociò in omicidio nel giorno dell’Epifania del 2024. Un processo lampo per il principale imputato che dovrà rispondere di omicidio. Coinvolti con l’accusa di rissa aggravata anche un’altra persona di origine georgiane e una tunisine. L’udienza preliminare è ancora in corso davanti il gup del tribunale di Pisa Eugenia Mirani. E ieri si è tenuta una nuova tappa durante la quale è stato ascoltato Shota Javshanashvili, tutelato dagli avvocati Marco Meoli e Tiziana Mannocci. L’uomo ha parlato di quella sera e delle ore successive che lo portarono a costituirsi.
In una passata udienza si era costituito parte civile il fratello (Amri Souhail) della vittima che era stata accoltellata al petto. La lama aveva raggiunto il cuore del 27enne la sera del 5 gennaio 2024, sotto i portici di piazza Vittorio Emanuele.
I carabinieri del Norm, coordinati dal pubblico ministero Egidio Celano, sono arrivati a lui e agli altri attraverso le testimonianze e le immagini delle telecamere delle Poste. A quella lite avrebbero infatti partecipato, in tutto, una decina di persone di origine tunisina e georgiana (una rimasta irreperibile), mano a mano individuate e arrestate.
Il fratello, parte civile nel procedimento, si è rivolto all’avvocato Gabriele Dell’Unto che tutela anche l’altro fratello imputato. Gli altri sono difesi dagli avvocati Sara Baldini, Dario Scordo, Enrico Roccasalvo, Ottavio Bonaccorsi e Alessandra Silvestri di Milano.
Per il 32enne Shota Javshanashvili, gli avvocati Meoli e Mannocci avevano chiesto l’esame. L’uomo si era presentato ai carabinieri, dopo che era stata la moglie ad avvisarlo che gli uomini dell’Arma lo stavano cercando. Quando venne contattato dalla moglie, il 35enne si trovava a Genova da dove fece ritorno a Pisa per presentarsi in caserma.
An. Cas.