Dario Cioni: “Ganna tra i favoriti alla Parigi-Roubaix, ha margini di crescita. Mi ispiro ad Aldo Sassi”

A conclusione della Milano-Sanremo, con un finale da cuore in gola e pura adrenalina e con uno straordinario Filippo Ganna secondo alle spalle di Van der Poel, abbiamo parlato con il suo diesse, Dario Cioni. Quest’ultimo è un’incarnazione vivente della Ineos Grenadiers, squadra britannica con una forte anima italiana. Come lui, nato a Reading ma […]

Mar 24, 2025 - 23:34
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Dario Cioni: “Ganna tra i favoriti alla Parigi-Roubaix, ha margini di crescita. Mi ispiro ad Aldo Sassi”

A conclusione della Milano-Sanremo, con un finale da cuore in gola e pura adrenalina e con uno straordinario Filippo Ganna secondo alle spalle di Van der Poel, abbiamo parlato con il suo diesse, Dario Cioni. Quest’ultimo è un’incarnazione vivente della Ineos Grenadiers, squadra britannica con una forte anima italiana. Come lui, nato a Reading ma che in carriera ha difeso i colori azzurri. Classe 1974, Cioni è stato professionista dal 2000 al 2011 e si è laureato campione italiano a cronometro nel 2004. Ha iniziato a correre in mountain bike, prima di passare alla strada grazie alla chiamata della Mapei. Negli anni ha difeso i colori di Fassa Bortolo, Liquigas, Predictor-Lotto, ISD-Neri e Team Sky. Una volta appesa la bici al chiodo, Cioni è passato dall’essere un corridore ad un addetto ai lavori del mondo bici. Prima nel ruolo di addetto stampa, poi direttore sportivo e tecnico in forza alla Ineos Grenadiers.

Dario, che giornata è stata quella di sabato a Sanremo?
“Come tutte le Sanremo, è stata una giornata impegnativa. Alla Classicissima fino all’ultimo momento non sai mai se sarà una bella giornata oppure no”. 

La Classicissima è stata la miglior corsa, finora, della carriera di Filippo Ganna?
“A livello di prestazione è stata una fra le più belle in assoluto, così come il primo Mondiale a cronometro e il Giro del 2020, senza dimenticare la recente Tirreno”. 

Filippo prende molto come riferimento i numeri. Quanto è importante questo feeling che si è creato tra di voi?
“Pippo mette sempre il 100%, il gruppo di lavoro adesso si è ingrandito, ma al centro resta sempre Filippo”.

Da quanto tempo lavorate insieme?
“Dal 2019, dal primo anno in Ineos”. 

Filippo era preparato all’eventualità che la corsa scoppiasse sulla Cipressa?
“Ci aspettavamo l’attacco di Tadej sulla Cipressa, c’erano stati parecchi rumors nelle settimane prima. La sorpresa è stato il fatto che siano rimasti in tre molto presto, ci aspettavamo più un Pogacar in solitaria e un gruppetto dietro a inseguire; ci aspettavamo un andamento più incerto fino al Poggio quando invece già in cima alla Cipressa il podio era deciso”. 

Secondo nel 2023 e nel 2025 e l’anno scorso senza il problema meccanico sul Poggio era nel gruppo che si giocava la vittoria. Come l’ha presa Pippo il giorno dopo?
“Pippo non l’ho ancora sentito, si merita un po’ di riposo prima di partire per il Belgio. Sono più anni che si gioca la vittoria e quest’anno aveva tutte le carte in regola, anche grazie ad una preparazione in cui tutto è andato per il meglio, per poterla vincere”. 

Il prossimo grande obiettivo per Pippo sarà la Roubaix di metà aprile. Quale sarà l’avvicinamento?
“Farà due gare in Belgio prima della Roubaix”. 

La Gand-Wevelgem può essere una corsa adatta alle sue caratteristiche: è in programma?
“In Belgio non parte come favorito, a differenza della Roubaix, ma può essere tra i protagonisti e bisognerà valutare anche come staranno gli altri ragazzi, perché può essere che non sarà il capitano unico come alla Sanremo. La Gand al momento non abbiamo ancora deciso se la correrà o meno, lo valuteremo nei prossimi giorni insieme al Team”. 

Ganna ha ulteriori margini di miglioramento, magari anche allo sprint?
“Nel ciclismo moderno si migliora sempre, quando non succede dopo un paio di anni è la fine della carriera”. 

Quanto è stata importante l’esperienza che hai maturato in mountain bike per poi diventare un preparatore di riferimento?
“Il ruolo del coach e quindi del preparatore è quello di mettere la sua esperienza al servizio degli atleti, ad oggi posso dire che la mia carriera è stata molto importante per il bagaglio di esperienza che mi porto dietro”.

Nel tuo lavoro quanto ha inciso la figura di Aldo Sassi?
“Per il lavoro che faccio, Aldo è stata sicuramente la persona più influente, è la persona che in assoluto mi ha insegnato a fare l’atleta e i lavori da fare in allenamento. Quando ho deciso di intraprendere la strada di allenatore è sempre stato un mio grande ispiratore, così come per la metrologia di allenamento. Il ciclismo si evolve e va avanti, qualcosa cambia, ma Aldo Sassi resterà per me sempre una pietra miliare”.