Cos’è e chi finanzia il gruppo Gavi che Trump vorrebbe tagliuzzare
In 25 anni di attività, si stima che Gavi, un'organizzazione che aiuta a comprare vaccini per i bambini nei Paesi poveri, abbia salvato 18,8 milioni di vite. Oltre alla fondazione Gates, tra i suoi finanziatori c'è anche il governo Usa, ma ora Trump intende porre fine al contributo. Fatti, numeri e commenti

In 25 anni di attività si stima che Gavi, un’organizzazione che aiuta a comprare vaccini per i bambini nei Paesi poveri, abbia salvato 18,8 milioni di vite. Oltre alla fondazione Gates, tra i suoi finanziatori c’è anche il governo Usa, ma ora Trump intende porre fine al contributo. Fatti, numeri e commenti
Non è ancora ufficiale ma l’amministrazione Trump non ha più intenzione di finanziare Gavi, l’alleanza mondiale che aiuta i Paesi in via di sviluppo ad acquistare i vaccini per proteggere i bambini. E vorrebbe anche ridurre significativamente il sostegno agli sforzi per combattere la malaria, una delle malattie che causa più decessi a livello globale. Dovrebbe, invece, mantenere alcune sovvenzioni chiave per i farmaci per il trattamento dell’HIV e della tubercolosi e per gli aiuti alimentari ai Paesi che affrontano guerre civili e disastri naturali.
A dare la notizia è stato il New York Times, che ha visionato un documento inviato al Congresso e preparato da Usaid, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale recentemente smantellata. Il testo di 281 pagine elenca i programmi di aiuto internazionale che saranno cancellati e quelli che saranno mantenuti.
La chiusura di Gavi, che in 25 anni si stima abbia salvato 18,8 milioni di vite, mette a rischio la sopravvivenza dei bambini nei Paesi più poveri del mondo.
COM’È NATA GAVI
“Alla fine degli anni ’90 – spiega Gavi sul suo sito – i progressi dei programmi internazionali di immunizzazione erano in fase di stallo. Quasi 30 milioni di bambini nei Paesi in via di sviluppo non erano completamente immunizzati contro malattie mortali, e molti altri non venivano immunizzati affatto. Al centro della sfida c’era un grave fallimento del mercato: si stavano rendendo disponibili nuovi potenti vaccini, ma i Paesi a basso reddito semplicemente non potevano permettersi la maggior parte dei vaccini”.
Allora, nel 2000, la fondazione Bill and Melinda Gates, insieme a un gruppo di partner, decide di creare un’associazione globale – Gavi per l’appunto – per incoraggiare i produttori ad abbassare i prezzi dei vaccini per i Paesi più poveri, in cambio di una domanda a lungo termine, di grandi volumi e prevedibile da parte di quei Paesi.
CHI LA FINANZIA
Gavi è un’organizzazione che riunisce i settori pubblico e privato. Oltre alla fondazione dei Gates, tra i suoi principali finanziatori ci sono la Banca mondiale, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’Unicef e ovviamente i governi che scelgono di dare il loro contributo. Gli Stati Uniti, per esempio, contribuiscono al 13% del suo budget.
Qui di seguito le tabelle con i contributi dei donatori arrivati fino al 31 dicembre 2023:
COSA HA FATTO FINORA GAVI…
Secondo l’ultimo report redatto dall’associazione, Gavi finora ha salvato la vita a 18,8 milioni di bambini, immunizzato oltre 1,1 miliardi di bambini e apportato più di 250 miliardi di benefici economici.
Solo nel 2023 ha vaccinato più di 69 milioni di bambini e tra il 2000 e il 2023 ha evitato 18,8 milioni di decessi. Inoltre, nel 2023, la maggior parte dei Paesi sostenuti da Gavi ha mantenuto o aumentato le risorse interne per il cofinanziamento dei vaccini, portando a 1,7 miliardi di dollari il loro contributo totale dall’introduzione della politica di cofinanziamento nel 2008.
Ma il sostegno a Gavi ha anche un ritorno per chi ci investe. Uno studio su 73 Paesi sostenuti da Gavi mostra infatti che per ogni dollaro speso per l’immunizzazione nel periodo 2021-2030 si risparmieranno 21 dollari in costi sanitari, perdita di salario e di produttività a causa di malattie e decessi.
…E COSA SI RISCHIA CON LA FINE DEGLI AIUTI USA
Lo stop alla sovvenzione degli Stati Uniti, secondo il New York Times, ha un valore pari a 2,6 miliardi di dollari fino al 2030. La perdita dei fondi statunitensi ostacolerà la capacità dell’organizzazione di continuare a fornire la sua gamma di servizi di base – come l’immunizzazione per il morbillo e la poliomielite – a una popolazione crescente di bambini nei Paesi più poveri, per non parlare dell’espansione a nuovi vaccini.
Recentemente infatti ne sono stati resi disponibili alcuni che promettono di salvare milioni di vite nei Paesi a basso reddito, come uno per proteggere i bambini dalla malaria grave e un altro per proteggere le ragazze adolescenti dal virus che causa il cancro al collo dell’utero. Gavi, inoltre, stava ampliando il portafoglio di aiuti che poteva fornire a questi Paesi.
L’organizzazione stima che la perdita del sostegno Usa potrebbe significare che 75 milioni di bambini non riceveranno le vaccinazioni di routine nei prossimi cinque anni, con la conseguente morte di oltre 1,2 milioni di loro. Senza considerare che il lavoro di Gavi mantiene al sicuro le persone in tutto il mondo, compresi gli americani, ha ricordato la dottoressa Sania Nishtar, amministratore delegato di Gavi. Oltre a proteggere i singoli bambini, la vaccinazione riduce la possibilità di grandi epidemie.
Fin dalla sua creazione, gli Stati Uniti sono stati tra i primi donatori e sono diventati i maggiori durante la pandemia. Sebbene anche i Paesi europei nel corso degli anni abbiano fornito finanziamenti significativi, molti di essi stanno ora li stanno riducendo a causa del cambiamento della politica statunitense nei confronti dell’Ucraina e della richiesta di aumentare la spesa per la difesa.