Codice Raccomandata 386, cosa significa e quali atti può contenere
Hai trovato un avviso con codice 386? Può essere un atto giudiziario e la notifica è valida anche senza ritiro. Ma se c’è un impedimento oggettivo, si può richiedere la rimessione in termini e far valere le tue difese.

Ricevere un avviso di giacenza con il Codice Raccomandata 386 non è una comunicazione qualunque: spesso significa che è in arrivo un atto giudiziario o amministrativo — multe, cartelle esattoriali, atti di citazione, accertamenti fiscali. Questo codice compare sull’avviso di giacenza lasciato dal postino quando il destinatario è assente, oppure sull’etichetta della raccomandata stessa, vicino al numero di tracciamento. Da avvocato, il primo consiglio è semplice: ritirare subito la raccomandata, senza attendere. È, quindi, errato ritenere che il mancato ritiro equivalga a mancata notifica. Inoltre, è buona cosa conservare l’avviso, e una volta ritirato, individuare eventuali termini per agire, se del caso con il supporto di un legale.
Cosa significa il codice raccomandata 386?
Il codice raccomandata 386 è un identificativo numerico utilizzato da Poste Italiane per classificare e tracciare una particolare tipologia di invii raccomandati. In modo specifico:
“questo codice compare sull’avviso di giacenza lasciato dal postino quando il destinatario non è presente al momento della consegna, ed è spesso associato alla notifica di atti giudiziari o amministrativi.”
Il codice 386 è spesso usato per contrassegnare raccomandate inviate ai sensi della l. n. 890/1982 cioè atti giudiziari notificati a mezzo posta, ma può anche indicare atti provenienti da altre pubbliche amministrazioni, come ad esempio l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, i Comuni, o altri enti pubblici. Tra questi rientrano citazioni, notifiche di atti processuali, verbali di accertamento, cartelle esattoriali, e anche comunicazioni relative a procedimenti sanzionatori o esecutivi.
Pertanto, il solo codice 386 non consente di determinare con certezza il contenuto della raccomandata. Tale mancanza di trasparenza è dovuto dalla natura del sistema postale, che usa questi codici a fini organizzativi interni. Quindi, lo stesso codice può essere usato per atti diversi, anche se riconducibili alla sfera giudiziaria o amministrativa.
Per risalire all’origine della raccomandata contrassegnata dal codice 386, il destinatario può utilizzare il numero di tracciamento riportato sull’avviso di giacenza o sull’etichetta dell’invio, inserendolo nel sito di Poste Italiane alla sezione “Cerca spedizioni”. In alternativa, può recarsi direttamente all’ufficio postale indicato nell’avviso e chiedere maggiori informazioni, fermo restando che il contenuto dell’atto non può essere comunicato fino al momento del ritiro, in quanto protetto dalla riservatezza. L’unico modo per conoscere esattamente la natura dell’atto è procedere al ritiro della raccomandata, previa identificazione personale.
Quanto tempo resta in giacenza una raccomandata con codice 386 presso l’ufficio postale?
Il tempo di giacenza di una raccomandata con codice 386 dipende dalla natura dell’atto contenuto. Quando si tratta di atti giudiziari notificati a mezzo posta, la disciplina di riferimento è quella contenuta nell’art. 8 l. n. 890/1982, integrata dagli artt. 137 e ss., c.p.c. Se, invece, l’atto ha natura amministrativa o tributaria, si applicano norme differenti, dettate da normative settoriali (come il Codice della strada, per le multe) o dal D.P.R. n. 600/1973 e dal D.P.R. n. 602/1973, in materia fiscale.
Tempi di giacenza ordinaria
Nel caso più comune – cioè una notifica di un atto giudiziario – la raccomandata resta in giacenza per 10 giorni presso l’ufficio postale indicato sull’avviso di giacenza, a decorrere dal giorno successivo al deposito dell’avviso stesso nella cassetta postale del destinatario. Questo avviso prende il nome di CAD (comunicazione di avvenuto deposito).
Il periodo di giacenza può estendersi fino a 30 giorni solo nei casi di invii ordinari o atti non qualificabili come giudiziari, come accade per alcune comunicazioni di enti pubblici o notifiche tramite posta raccomandata semplice con avviso di ricevimento, che non seguono la disciplina speciale prevista dalla l. n. 890/1982.
Decorrenza dei termini
Il decorso della giacenza postale non è neutro dal punto di vista giuridico. La legge, infatti, prevede che, se l’atto non viene ritirato entro il termine di giacenza, questo si considera comunque regolarmente notificato, grazie alla cosiddetta finzione legale di conoscenza (fictio iuris).
Nel caso di atti notificati, la notifica si considera perfezionata:
- per il notificante, nel momento in cui l’atto viene consegnato all’ufficio postale (principio di spedizione);
- per il destinatario, al decimo giorno di giacenza, anche se non è mai avvenuto il ritiro dell’atto c.d. “compiuta giacenza”.
Quindi, l’atto produce effetti anche se il destinatario non ne ha avuto materiale conoscenza, purché siano rispettati gli obblighi informativi (deposito del CAD e invio della seconda raccomandata, detta CAN – comunicazione di avvenuta notifica). Dal punto di vista pratico, ciò significa che l’inerzia del destinatario non paralizza gli effetti della notifica.
“Un’ingiunzione di pagamento o un atto di citazione rimane in giacenza e non viene ritirato, la notifica si intende validamente eseguita il decimo giorno, con la conseguenza che da quella data iniziano a decorrere eventuali termini per proporre impugnazioni, opposizioni o costituzioni in giudizio.”
È bene sapere che la mancata conoscenza dell’atto per scelta o disattenzione del destinatario non è idonea a far venir meno gli effetti della notifica. Tuttavia, in presenza di cause oggettive di impossibilità (es. ricovero ospedaliero, assenza prolungata giustificata, impedimento grave), è possibile valutare – caso per caso – l’eventuale proposizione di un’istanza di rimessione in termini o, se si tratta di un decreto ingiuntivo, di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c.
Effetti pratici della mancata conoscenza
Il destinatario che omette di ritirare la raccomandata rischia di decadere dal diritto di difesa. Per esempio, un decreto ingiuntivo non opposto nel termine di 40 giorni dalla notifica (art. 641 c.p.c.) diviene esecutivo e consente al creditore di agire in via esecutiva, ad es. pignoramento. Analogamente, una cartella di pagamento non tempestivamente impugnata diventa definitiva, rendendo molto più difficoltosa e circoscritta la possibilità di proporre opposizione.
Le multe stradali vengono notificate con il codice 386?
Sì, il codice 386 può effettivamente essere utilizzato per notificare multe stradali, in particolare quando la notifica avviene a mezzo posta. In tali casi, il codice compare sull’avviso di giacenza lasciato dal postino qualora il destinatario sia assente al momento della consegna. Come detto, non esiste una perfetta corrispondenza tra codice 386 e multe, perché non identifica esclusivamente le violazioni stradali. Tuttavia, molte amministrazioni comunali e corpi di polizia locale si avvalgono di Poste Italiane per la notifica dei verbali di contestazione, e il codice 386 rientra tra quelli più frequentemente impiegati per la spedizione degli atti relativi a violazioni del Codice della strada.
Atti più frequenti notificati con codice 386
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