Stop ai maxiacconti Irpef Modifica prima del 730
Il correttivo. Il Governo prepara una correzione da 250 milioni per evitare rincari dalla mancata applicazione delle tre aliquote per gli anticipi sulle imposte. Intervento prima della precompilata Un intervento correttivo in tempi rapidi, comunque non prima del 10 aprile in attesa del Def, e quindi con un decreto legge per evitare i maxi acconti […] L'articolo Stop ai maxiacconti Irpef Modifica prima del 730 proviene da Iusletter.

Il correttivo. Il Governo prepara una correzione da 250 milioni per evitare rincari dalla mancata applicazione delle tre aliquote per gli anticipi sulle imposte. Intervento prima della precompilata
Un intervento correttivo in tempi rapidi, comunque non prima del 10 aprile in attesa del Def, e quindi con un decreto legge per evitare i maxi acconti Irpef su dipendenti e pensionati con i modelli 730 e le dichiarazioni dei redditi da presentare quest’anno. Il Governo scende in campo con una modifica del valore finanziario di 250 milioni di euro dopo la denuncia dei Caf della Cgil, che dalle prime simulazioni effettuate avevano evidenziato il paradosso della riforma dell’Irpef.
Nonostante l’attuazione della delega fiscale prima e la manovra poi abbiano introdotto e stabilizzato le tre aliquote, il mancato coordinamento tra le due regole ha lasciato il calcolo degli acconti Irpef per il 2025 in una terra di mezzo con l’applicazione delle quattro vecchie aliquote e della precedente detrazione per lavoro dipendente di 1.880 euro, meno generosa rispetto alla nuova versione a 1.995 euro. Il tutto con il rischio di aumento di tassazione stimato sempre dai Caf della Cgil tra i 75 i 260 euro per i lavoratori dipendenti e tra i 100 ai 260 euro per i pensionati. Con la possibilità di recuperare il maggior importo a debito o il minor credito derivante dalle agevolazioni fiscali.
In una giornata aperta dall’anticipazione di Alberto Gusmeroli, presidente leghista della commissione Attività produttive della Camera, di un intervento dell’Esecutivo e caratterizzata dalla lettera appello del segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari e della presidentessa del consorzio nazionale Caaf Cgil, Monica Iviglia, indirizzata al ministro Giancarlo Giorgetti e al viceministro Maurizio Leo, di trovare una soluzione prima dell’avvio della campagna dichiarativa, si è materializzata la decisione del Governo di intervenire nel più breve tempo possibile e di correggere la situazione prima della messa a disposizione dei contribuenti del 730 precompilato prevista per il 30 aprile. Un’intenzione messa nero su bianco nella nota con cui il ministero dell’Economia ha affrontato la questione, provando a spiegare tecnicamente da dove derivava il problema.
Per farlo bisogna fare un passo indietro a dicembre 2023, quando il decreto attuativo della delega fiscale (Dlgs 216/2023) sul primo modulo della riforma Irpef aveva previsto – all’epoca per il solo 2024 – la riduzione dal 25 al 23% dell’aliquota Irpef per i redditi da 15.000 a 28.000 euro e l’innalzamento della detrazione di lavoro dipendente da 1.880 euro a 1.955 euro. Il tutto però con un vincolo (fissato dall’articolo 1, comma 4): «Tali interventi – come ricordato dall’Economia – non si applicano per la determinazione degli acconti dovuti per gli anni 2024 e 2025 per i quali si deve considerare la disciplina in vigore per l’anno 2023». La matassa è diventata ancora più intricata perché con la manovra 2025 (legge 207/2024) gli interventi sono stati stabilizzati a regime dal 2025, ma la sterilizzazione del nuovo assetto a tre aliquote e con detrazione più generosa sugli acconti 2025 è stata mantenuta.
Anche se, nel comunicato dell’Economia, l’interpretazione da dare alla sterilizzazione era quella di una limitazione ai soli contribuenti con una differenza a debito di Irpef, in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto. Detto in altri termini, l’applicazione era comunque da circoscrivere a chi ha altri redditi, come ad esempio quelli derivanti dall’affitto di un immobile. E, sempre secondo via XX Settembre, l’intenzione del legislatore non era finalizzata a «intervenire nei confronti di soggetti, come la maggioranza dei lavoratori dipendenti e pensionati, che, in mancanza di altri redditi, non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi». Tanto per intenderci, chi ha solo la certificazione unica del reddito da lavoro dipendente o pensione non deve presentare il 730 perché risulterebbe un maggior acconto con l’applicazione delle quattro aliquote.
In ogni caso, poi, la corretta interpretazione della situazione attuale a detta del Mef è che le quattro aliquote 2023 devono essere applicate solo se risulta superiore a 51,65 euro la differenza tra l’imposta relativa al 2024 e le detrazioni, i crediti d’imposta e le ritenute d’acconto, il tutto calcolato secondo la normativa in vigore per il periodo d’imposta 2024.
Per evitare, però, ogni tipo di dubbio applicativo, arriverà una correzione che consentirà di applicare il nuovo sistema a tre aliquote anche agli acconti 2025, senza dover così rischiare alcun tipo di aggravio. Una modifica da far viaggiare su un veicolo normativo che consenta l’entrata in vigore immediata, in modo da aggiornare il quadro per l’avvio della stagione dichiarativa e da consentire la revisione in tempo utile sia delle istruzioni al modello 730 sia dei programmi per la compilazione delle dichiarazioni.
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