Obesità: scoperto il gene che spiega perché i Labrador (e alcuni umani) hanno sempre fame

Pippa, un cucciolo di Labrador di 12 settimane, stava mordicchiando tranquillamente un bastoncino quando una parola ha cambiato tutto: “biscotto”. In un attimo, le orecchie si sono drizzate, gli occhi si sono fissati sul suo umano e tutto il suo corpo si è messo sull’attenti. Se hai un Labrador, questa scena ti suonerà familiare. Ma...

Mar 10, 2025 - 17:27
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Obesità: scoperto il gene che spiega perché i Labrador (e alcuni umani) hanno sempre fame

Pippa, un cucciolo di Labrador di 12 settimane, stava mordicchiando tranquillamente un bastoncino quando una parola ha cambiato tutto: “biscotto”. In un attimo, le orecchie si sono drizzate, gli occhi si sono fissati sul suo umano e tutto il suo corpo si è messo sull’attenti. Se hai un Labrador, questa scena ti suonerà familiare.

Ma perché questi cani sembrano avere sempre fame? Non è solo una questione di abitudine o educazione: la voracità dei Labrador è scritta nei loro geni. Ed è lo stesso motivo per cui questa razza è particolarmente predisposta all’obesità. Ora, uno studio dell’Università di Cambridge ha rivelato qualcosa di sorprendente: i Labrador condividono con gli esseri umani alcuni geni legati all’appetito e al peso corporeo.

Lo studio: genetica e obesità, un legame tra cani e umani

I ricercatori hanno analizzato il DNA di 250 Labrador domestici, misurando la loro percentuale di grasso corporeo e valutando il loro comportamento alimentare. Hanno scoperto che i cani con un alto rischio genetico di obesità non solo mangiano di più, ma sono anche più insistenti nel chiedere cibo e più inclini a rovistare in cerca di avanzi.

Il gene più coinvolto è DENND1B, strettamente legato all’accumulo di grasso nei Labrador. I cani che presentano una particolare variante di questo gene hanno in media l’8% di massa grassa in più rispetto a quelli senza la mutazione. Ma c’è di più: esaminando i database genetici umani, i ricercatori hanno trovato lo stesso gene in persone predisposte all’obesità.

Questo perché DENND1B agisce all’interno del circuito leptina-melanocortina, un sistema del cervello che regola fame e consumo energetico. La leptina, un ormone prodotto dalle cellule adipose, segnala al cervello quando il corpo ha accumulato abbastanza energia e dovrebbe smettere di mangiare. Se questo sistema viene alterato, il segnale di sazietà si indebolisce e la fame aumenta.

Ma DENND1B non è l’unico responsabile: lo studio ha identificato altri quattro geni che contribuiscono all’obesità nei cani, anche se con un impatto minore.

Non è la prima volta che i ricercatori collegano la genetica dei Labrador alla loro insaziabile fame. In un precedente studio, la dottoressa Eleanor Raffan aveva scoperto che questi cani possiedono una mutazione del gene POMC, che influisce sulla regolazione dell’appetito e del metabolismo.

Questa mutazione è un’eredità dei St. John’s water dogs, un’antica razza canadese ormai estinta. Questi cani erano abituati a vivere in condizioni climatiche estreme e dovevano accumulare riserve di grasso per sopravvivere. Col tempo, questa caratteristica genetica si è conservata nei Labrador, rendendoli più inclini a mangiare di più e a bruciare meno calorie.

Labrador e umani: un destino simile quando il cibo abbonda

Le somiglianze tra obesità umana e canina sono impressionanti: tra il 40 e il 60% dei cani domestici è in sovrappeso o obeso, proprio come accade per gli esseri umani.

In natura, i mammiferi si sono evoluti per immagazzinare grasso come riserva energetica nei periodi di scarsità. Ma nel mondo moderno, in cui il cibo è sempre disponibile, questa capacità si è trasformata in un problema.

La buona notizia? Anche i Labrador con alto rischio genetico di obesità possono mantenere un peso sano, a patto che i loro proprietari controllino rigorosamente la loro alimentazione e garantiscano un adeguato esercizio fisico. E lo stesso vale per gli esseri umani: chi ha una predisposizione genetica all’obesità non è destinato a ingrassare, ma deve fare più attenzione alla dieta e allo stile di vita rispetto a chi ha un metabolismo più rapido.

Oltre le calorie: l’importanza di metabolismo e microbiota

Pensare che il controllo del peso si riduca a “calorie in, calorie out” è un errore. Il tipo di alimentazione gioca un ruolo fondamentale: i cibi non processati, ricchi di fibre e polifenoli, favoriscono una maggiore eliminazione di calorie rispetto ai cibi industriali ultra-processati, che vengono assorbiti più facilmente dall’organismo.

Un altro fattore chiave è il metabolismo, che dipende dall’efficienza dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. Nei soggetti sani, i mitocondri lavorano bene, bruciando calorie per produrre energia. In chi ha problemi metabolici, invece, i mitocondri sono meno efficienti, portando a un maggiore accumulo di grasso e a un aumento dell’appetito.

Infine, il microbiota intestinale gioca un ruolo cruciale: alcuni batteri producono sostanze che stimolano il grasso bruno, un tipo di tessuto adiposo che aiuta a bruciare energia. Ma non tutti possiedono una flora intestinale in grado di favorire questi processi.

Confrontando il DNA di Pippa e di altri 250 Labrador con quello degli esseri umani, gli scienziati hanno scoperto che DENND1B ha un ruolo anche nell’obesità umana, sebbene con effetti meno marcati. Questa scoperta ribalta il concetto di forza di volontà: non è questione di essere pigri o golosi, ma di avere un cervello che risponde in modo diverso alla disponibilità di cibo, come spiega la dottoressa Raffan:

La nostra ricerca dimostra che i proprietari di Labrador magri non sono più bravi di quelli con cani in sovrappeso, così come le persone magre non sono moralmente superiori. Chi ha un alto rischio genetico di obesità deve impegnarsi molto di più per non ingrassare.

Questa scoperta potrebbe portare allo sviluppo di nuovi farmaci per il controllo dell’appetito. Ozempic e altri farmaci simili già agiscono su questi meccanismi, e capire meglio il ruolo di DENND1B potrebbe aprire la strada a trattamenti più efficaci sia per gli umani che per i cani.

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Fonte: Science

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