Meg, 30 anni di carriera tra avanguardia e resistenza: “I musicisti di oggi sono sfortunati”

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Mar 31, 2025 - 21:46
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Meg, 30 anni di carriera tra avanguardia e resistenza: “I musicisti di oggi sono sfortunati”

Trent’anni di musica, di lotta e di sperimentazione. Meg celebra tre decenni di carriera con l’EP Maria e un tour celebrativo, ma non si limita a guardarsi indietro. Con il suo stile etereo e minimalista, che ha influenzato un’intera generazione di artiste, l’ex voce dei 99 Posse racconta a Open il suo percorso, tra sogni realizzati e un’industria musicale in cui, oggi più che mai, sopravvivere è una sfida. «Un ragazzino che si affaccia oggi al mondo della musica non ha posti dove suonare, né dischi da vendere, solo stream non pagati su Spotify. L’unica speranza per lui è l’auto-sfruttamento sui social, darsi in pasto all’algoritmo», afferma con amarezza.

Negli anni ’90, Meg faceva parte di una comunità che credeva nel potere della musica come strumento di cambiamento. «Si sognava di cambiare il mondo e c’era una certa concretezza. Si scendeva in piazza in centinaia di migliaia, si chiedevano delle cose e a volte venivano date». Oggi, invece, vede un distacco tra musica e impegno politico: «Negli anni Novanta, anche un pezzo intimista aveva contenuti profondi che toccavano il sociale. Ora invece tutto è apparenza, si deve piacere all’algoritmo».

L’industria musicale, secondo l’artista napoletana, è cambiata profondamente, lasciando i giovani artisti in balia delle piattaforme digitali. «Noi ai tempi guadagnavamo in maniera dignitosa anche se lavoravamo nel mercato alternativo. Oggi un milione di stream su Spotify ti compra un caffè». Una critica che si estende alla mancanza di regolamentazione per le piattaforme digitali: «Il diritto d’autore è un diritto inalienabile del musicista. Spotify sta andando contro la legge».

Meg è stata una delle poche donne a muoversi in un ambiente dominato dagli uomini. «Quando ho iniziato, ero sempre l’unica ragazza in studio, sui palchi, ai festival. Ora non si grida più allo scandalo se una donna scrive, compone, produce. Spero di essere stata un riferimento». I suoi modelli? «Laurie Anderson, Siouxsie and the Banshees, Billie Holiday. Immagino loro ancora più sole di me».

Nonostante la possibilità di “sfondare” nel mainstream, Meg ha sempre scelto di restare fedele alla sua visione. «Se vuoi stare in quell’ambito devi fare compromessi con te stessa, la tua anima e la tua musica». Il suo EP Maria è un manifesto di questa coerenza: tre versioni della stessa canzone per raccontare le molte sfaccettature della sua identità artistica.

E sul futuro? «Spero che la musica continui ad essere mia amica, come una sorella. È una vera forma di terapia, mi ha fatto risparmiare un sacco di soldi d’analisi».

Tra le nuove generazioni, Meg ha le idee chiare su chi spicca: «Il mio rapper preferito è Geolier. Ha un flow pazzesco, mi piace come scrive. Il suo utilizzo del napoletano è poetico, forte, autentico».

Trent’anni dopo, Meg continua a essere un punto di riferimento. Un’artista che ha sempre resistito alle logiche del mercato, restando fedele alla sua essenza. E che oggi, con la stessa forza di allora, racconta una realtà che cambia, spesso in peggio. Ma con la speranza che la musica resti, per chi la vive davvero, un’alleata preziosa.

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