La Francia mette al bando i PFAS
![CDATA[L’Assemblea nazionale ha approvato settimana scorsa un disegno di legge che vieterà da gennaio 2026 alcuni prodotti contenenti PFAS. Il settore tessile e quello della cosmesi i più interessati. Di cosa si tratta I PFAS, acronimo inglese di “perfluorinated alkylated substances”, ovvero sostanze perfluoroalchiliche, sono da tempo sotto i riflettori per diversi studi che ne provano l’impatto sulla salute. I PFAS preoccupano particolarmente per la loro capacità di permanere a lungo nell’ambiente: infatti la loro struttura chimica è molto stabile e quindi resistente all’acqua, al calore e alla corrosione e di conseguenza i processi naturali di degradazione. I PFAS si diffondono così facilmente nell’ambiente, nell’acqua, negli organismi viventi. Per le loro proprietà, sono presenti negli impermeabilizzanti per l’abbigliamento, ma sono diffusi in tutto il settore tessile. Si trovano anche in cosmetici, utensili e pentole da cucina, detergenti e vernici, anche per uso domestico, impianti e protesi mediche, prodotti medicali monouso, come teli in tessuto non-tessuto, e molto altro. Il divieto in Francia Il disegno di legge appena approvato vieta dal 1° gennaio 2026 la produzione, l’importazione, l’esportazione e la commercializzazione di diverse categorie di merci contenenti PFAS. Il provvedimento colpisce particolarmente il settore tessile, per cui è previsto un divieto totale a partire dal 2030: questo riguarderà quindi non solo gli indumenti impermeabili, ma tutti i prodotti tessili che contengono PFAS e le scarpe. Saranno esclusi alcuni tessuti industriali e gli indumenti protettivi di militari e vigili del fuoco. Il bando riguarderà anche i cosmetici e i prodotti per la sciolinatura degli sci, le cere per migliorare lo scivolamento. Mancano all’appello gli utensili da cucina, la cui produzione è fra le cause principali di inquinamento da PFAS in Francia. La Francia è pioniera in Europa, ma non è la prima al mondo ad aver avanzato una proposta di legge che vieta i PFAS: leggi simili sono state approvate negli Stati di California, Minnesota e New York in USA. Più controlli per l’acqua potabile Quanto votato in Francia non prevede solo il divieto di prodotti contenenti PFAS, ma prevede anche un monitoraggio dell’acqua potabile da parte delle autorità, rafforzando quanto sarà previsto per la normativa comunitaria da gennaio 2026, quando entrerà in vigore l’obbligo di includere alcuni di questi inquinanti nelle analisi dell’acqua potabile. Infine, il provvedimento di legge introduce una tassa per le aziende che continueranno a poter produrre materiale contenenti PFAS, dai cui proventi verranno anche finanziate opere di bonifica di falde acquifere e terreni. Per approfondire: “Pfas un pericolo per il riciclo dei tessuti”]]

L’Assemblea nazionale ha approvato settimana scorsa un disegno di legge che vieterà da gennaio 2026 alcuni prodotti contenenti PFAS. Il settore tessile e quello della cosmesi i più interessati.
Di cosa si tratta
I PFAS, acronimo inglese di “perfluorinated alkylated substances”, ovvero sostanze perfluoroalchiliche, sono da tempo sotto i riflettori per diversi studi che ne provano l’impatto sulla salute. I PFAS preoccupano particolarmente per la loro capacità di permanere a lungo nell’ambiente: infatti la loro struttura chimica è molto stabile e quindi resistente all’acqua, al calore e alla corrosione e di conseguenza i processi naturali di degradazione. I PFAS si diffondono così facilmente nell’ambiente, nell’acqua, negli organismi viventi.
Per le loro proprietà, sono presenti negli impermeabilizzanti per l’abbigliamento, ma sono diffusi in tutto il settore tessile. Si trovano anche in cosmetici, utensili e pentole da cucina, detergenti e vernici, anche per uso domestico, impianti e protesi mediche, prodotti medicali monouso, come teli in tessuto non-tessuto, e molto altro.
Il divieto in Francia
Il disegno di legge appena approvato vieta dal 1° gennaio 2026 la produzione, l’importazione, l’esportazione e la commercializzazione di diverse categorie di merci contenenti PFAS. Il provvedimento colpisce particolarmente il settore tessile, per cui è previsto un divieto totale a partire dal 2030: questo riguarderà quindi non solo gli indumenti impermeabili, ma tutti i prodotti tessili che contengono PFAS e le scarpe. Saranno esclusi alcuni tessuti industriali e gli indumenti protettivi di militari e vigili del fuoco.
Il bando riguarderà anche i cosmetici e i prodotti per la sciolinatura degli sci, le cere per migliorare lo scivolamento. Mancano all’appello gli utensili da cucina, la cui produzione è fra le cause principali di inquinamento da PFAS in Francia.
La Francia è pioniera in Europa, ma non è la prima al mondo ad aver avanzato una proposta di legge che vieta i PFAS: leggi simili sono state approvate negli Stati di California, Minnesota e New York in USA.
Più controlli per l’acqua potabile
Quanto votato in Francia non prevede solo il divieto di prodotti contenenti PFAS, ma prevede anche un monitoraggio dell’acqua potabile da parte delle autorità, rafforzando quanto sarà previsto per la normativa comunitaria da gennaio 2026, quando entrerà in vigore l’obbligo di includere alcuni di questi inquinanti nelle analisi dell’acqua potabile.
Infine, il provvedimento di legge introduce una tassa per le aziende che continueranno a poter produrre materiale contenenti PFAS, dai cui proventi verranno anche finanziate opere di bonifica di falde acquifere e terreni.
Per approfondire: “Pfas un pericolo per il riciclo dei tessuti”]]