IndyCar | Analisi pre-stagione 2025

Prema porta il tricolore negli States Prema Racing, azienda italiana con sede a Grisignano di Zocco, in provincia di Vicenza, ha deciso di prendere parte alla IndyCar dopo anni di dominio nelle serie minori europee. Stiamo parlando, infatti, della squadra più vincente nella storia della Formula 3, nella Formula 4 italiana e tedesca. In Formula […] L'articolo IndyCar | Analisi pre-stagione 2025 proviene da F1Sport.it.

Feb 28, 2025 - 14:00
 0
IndyCar | Analisi pre-stagione 2025

Prema porta il tricolore negli States

Prema Racing, azienda italiana con sede a Grisignano di Zocco, in provincia di Vicenza, ha deciso di prendere parte alla IndyCar dopo anni di dominio nelle serie minori europee. Stiamo parlando, infatti, della squadra più vincente nella storia della Formula 3, nella Formula 4 italiana e tedesca. In Formula 2 è stata in grado di vincere quattro titoli piloti e tre titoli a squadre. Per chi non lo sapesse, piloti di livello assoluto come Robert Kubica, Charles Leclerc, Oscar Piastri e Andrea Kimi Antonelli sono passati per le monoposto vicentine.

La creatura fondata da Giorgio Piccolo e Angelo Rosin nel 1983 ha annunciato la partecipazione alla IndyCar il 9 Aprile del 2024, dimostrando fin da subito l’approccio giusto, tipico di chi sa perfettamente come si fa a vincere. Motore Chevrolet, sede a Fishers, nord di Indianapolis, nelle immediate vicinanze del leggendario circuito. Il team affidato a Piers Philips (ex Rahal Letterman Lanigan Racing) vanta figure chiave di livello assoluto: Michael Cannon (ex Aj Foyt Racing e Chip Ganassi Racing) a capo degli ingegneri, Graham Quinn (ex Team Andretti) come Responsabile delle operazioni in pista e Ryan Briscoe, ex pilota Prema in Formula Renault con un’enorme esperienza nella IndyCar e a Le Mans, che si occuperà della gestione dei piloti. I piloti scelti sono Callum Ilott e Robert Schwartzman. Il primo ha esperienza nella IndyCar, con 38 gare disputate, il secondo ha optato per trasferirsi in America dopo aver trovato porte chiuse in Formula 1 e aver fatto un’esperienza nel WEC.

Ciò che deve portarci a riflettere sulla portata del Team Prema negli Stati Uniti è la risonanza incredibile che ha avuto e l’interesse che ha suscitato in alcune personalità definite “chiave” all’interno delle corse americane. La presentazione è andata in scena a Charlotte, nella sede del programma sportivo della General Motors, di fronte a Jay Frye (Presidente della IndyCar), Eric Warren (Direttore Esecutivo di GM Motorsport Competition) e a Mark Miles, presidente e CEO di Penske Entertainment. Tutti hanno sottolineato l’importanza dell’arrivo di Prema e Chevrolet ha subito messo a disposizione simulatori e dati tecnici a entrambi i piloti. A proposito di piloti, sapete chi è stato scelto come riserva? Romain Grosjean, vecchia conoscenza della Formula 1 che era evidentemente desideroso di misurarsi con una squadra che ambisce a risultati di rilievo.

Le vetture avranno i numeri 83 e 90. Il primo è l’anno della nascita del team, il secondo era il numero portato in gara da Roberto Colciago nel 1990, anno del primo titolo conquistato da Prema nella Formula 3 italiana.

La IndyCar ha un obiettivo dichiarato: aumentare la propria popolarità e il bacino di spettatori anche in Europa. Prema Racing è sicuramente la squadra giusta per attirare spettatori. Ovunque vada, Prema riesce a vincere. Teniamoli d’occhio, perché le ottime cose si sono viste già dai test e, nel paddock, piú di una persona è pronta a scommettere che saranno della partita fin dall’inizio.

 

Chip Ganassi Racing spegne 35 candeline

Il 2025 rappresenta il trentacinquesimo anniversario dalla fondazione del Chip Ganassi Racing Team. 364 gare disputate, 96 vittorie e una partecipazione al campionato Indy NXT (serie propedeutica della IndyCar) che parte proprio da quest’anno. I piloti saranno il campione in carica Alex Palou, Scott Dixon e Kyffin Simpson. Stiamo parlando della squadra che, negli ultimi quattro anni, ha vinto tre volte il titolo. È, senza alcun dubbio, il team che interpreta meglio il concetto di “costanza di rendimento”. Se non si può vincere, si punta al miglior piazzamento possibile. Lo scorso anno Palou ha ottenuto soltanto due vittorie, ma sono stati i sei podi a permettergli di vincere il titolo. Ufficialmente, a partire da questa stagione, il team non dispone più di cinque vetture a causa dell’introduzione del Sistema Charter, ma a breve chiariremo come questo aspetto sia stato agevolmente aggirato da Ganassi.

 

Entra in vigore il Charter System

Novità introdotta quest’anno, rappresenta una vera e propria svolta per la serie. Ma di cosa si tratta? Il Charter System (sistema a franchigie) garantir1a 25 posti in griglia a dieci squadre. I posti sullo schieramento sono stati dati alle squadre che hanno corso la totalità delle gare nelle ultime due stagioni. Nel caso di Prema, che è un team debuttante, si parla di iscrizione “Open”. Dieci team, 25 macchine totali, che potranno prendere parte di diritto a ogni gara. L’eccezione ‘ data dalla 500 miglia di Indianapolis, dove un top team potrebbe avere un’auto in meno per consentire a squadre “part time’ di partecipare all’evento. L’elenco di seguito spiega la distribuzione dei posti in griglia in base alle singole squadre. Teniamo presente che, oltre al Charter System, entra in vigore anche il Leader’s Circle Program, un accorto che permette alle prime 22 monoposto iscritte (e rientranti nel sistema charter) e meglio classificate nell’anno precedente, di avere premi economici.

  • A.J. Foyt Enterprises: 2 slot
  • Andretti Global: 3 slot
  • Arrow McLaren: 3 slot
  • Chip Ganassi Racing: 3 slot
  • Dale Coyne Racing: 2 slot
  • Ed Carpenter Racing: 2 slot
  • Juncos Hollinger Racing: 2 slot
  • Meyer Shank Racing: 2 slot
  • Rahal Letterman Lanigan Racing: 3 slot
  • Team Penske: 3 slot

La grande differenza rispetto alla passata stagione è rappresentata, come detto poc’anzi, dal Team Ganassi. Sulla carta, infatti, da cinque piloti è dovuto passare a tre per via del Charter System. Tutto normale direte voi, ma allora perché “sulla carta”? Beh, perché se andiamo a vedere nel dettaglio le varie squadre, noteremo che Meyer Shank’s Racing, storico partner tecnico di Andretti, ha lasciato il team di Dan Towriss per accasarsi proprio con Ganassi. Il comunicato ufficiale in merito non lascia spazio a dubbi: l’accordo pluriennale vedrà il team di proprietà di Mike Shank e Jim Meyer ricevere pieno supporto tecnico dai campioni in carica della IndyCar con motore Honda, con la fornitura di uno staff tecnico completo per le monoposto n. 60 e 66. Inoltre, verranno fornite informazioni sulla configurazione di entrambe le vetture, sospensioni, dati ufficiali dai piloti di Chip Ganassi Racing e la partecipazione dei piloti di Meyer Shank’s Racing ai debriefing di gruppo insieme a Scott Dixon, Alex Palou e il resto del team. Marcus Armstrong e Felix Rosenqvist, i due piloti di Meyer Shank’s sono due vecchie conoscenze di Ganassi: il primo ha corso con lui fino allo scorso anno, l’altro ci ha corso nel 2019 e nel 2020. Rosenqvist, inoltre, erediterá Ross Bunnell, ex ingegnere di pista di Scott Dixon.

Cosa significa questo? Significa che questa partnership tecnica permetterà a Ganassi di avere comunque cinque vetture iscritte, ovvero i tre slot della sua squadra titolare e i due slot assegnati a Meyer Shank’s. Non prendiamoci in giro, non esiste che una squadra rivale abbia accesso ai dati della telemetria di un’altra squadra e possa letteralmente copiare i dati inerenti agli assetti e abbia accesso ai briefing tecnici per parlare della vettura. È legale tutto questo? Assolutamente sì, perché il regolamento non menziona l’impossibilitá di effettuare partnership tecniche con altre squadre, cosa per altro che nella IndyCar avviene da diversi anni. È etico? Lascio a voi le eventuali considerazioni.

 

Penske continua con Power in scadenza di contratto

Il Team del Capitano Roger Penske è stato il riferimento della stagione 2024 sui tracciati ovali. Se si vuole avere speranze di titolo, tuttavia, occorre alzare il livello lungo tutto l’arco della stagione. La formazione dei piloti è la stessa dell’anno passato: Josef Newgarden, Scott McLaughlin e Will Power. Quest’ultimo, dopo essere entrato a far parte di A14 Management, agenzia di proprietà di Fernando Alonso e Oriol Servia, è in scadenza di contratto e il rinnovo è tutt’altro che una formalità: la carta d’identità dice 44 e, vista la storia del Team Penske, per sedersi su una delle monoposto di “The Captain” c’è sempre la fila. Tutto dipenderà dai risultati e dalla motivazione del pilota australiano. Se guardiamo alla stagione 2024 il piede c’è eccome, ma a questi livelli la motivazione e la capacità di essere costantemente competitivi sono ingredienti fondamentali. L’australiano ha già detto di sentirsi pieno di energia e di non pensare al ritiro, ma una squadra come Penske ha il dovere di ragionare a lungo termine. Proporre un pluriennale a un pilota di 44 anni è irrealistico, anche perché la IndyCar è cambiata tantissimo nel corso delle ultime stagioni. Non stiamo più parlando di una serie di nicchia, che offre sedili a improbabili “dopolavoristi del volante” o a vecchie glorie in cerca delle ultime vampate di adrenalina prima della pensione. Il livello generale si è alzato e, per portare a casa i risultati, occorrono team e piloti nella miglior condizione possibile.

Andretti e McLaren in cerca di stabilità

Arriviamo ai due team che hanno, forse, cambiato di piú. Arrow McLaren, dopo la stagione 2024, ha optato per per una profonda ristrutturazione delle posizioni di vertice. Tony Canaan, ex pilota brasiliano vincitore della 500 Miglia di Indianapolis del 2013 e Campione IndyCar 2004, è il nuovo Team Principal coadiuvato da Kevin Thimjon che lavorerá per far crescere economicamente la squadra. Zak Brown, CEO di McLaren è stato chiaro: mantenere la stabilità e crescere per arrivare stabilmente alle posizioni di vertice. Tutto dipenderà dal lavoro della squadra e dai piloti. Occhio a Pato O’Ward: il messicano ha un conto in sospeso con la 500 Miglia e, quando riesce a mettere tutto insieme, può tranquillamente vincere delle gare. Christian Lundgaard è un interessante nuovo arrivo con una vittoria all’attivo nella serie (Toronto 2023) e Nolan Siegel è il pilota più giovane in griglia nonché vincitore della 24 Ore di Le Mans del 2024 nella categoria LMP2. Il mix tra giovani emergenti ed esperienza c’è tutto, ora si tratta di mettere tutto insieme.

Discorso ben diverso in Andretti Global dove, per quanto si possa indorare la pillola, Michael Andretti è stato gentilmente accompagnato alla porta. L’anno scorso era il Team Principal sempre al muretto, da quest’anno finirà a fare il “consulente con ruoli da ambasciatore“. Via libera a Daniel Towriss, che lo scorso anno era diventato suo socio. D’altra parte era stato proprio Towriss a portare i capitali necessari (la compagnia assicurativa Group 1001 è sua – NDR) per l’espansione di Andretti Global con tanto di ingresso in Formula 1. Secondo voci di corridoio, Towriss non ha approvato il modus operandi di Andretti a livello di approccio per l’ingresso in F1, ritenuto “non adatto” al punto tale da aver generato un generale risentimento nelle squadre che compongono il circus della F1.

Non è un mistero che, come confermato dal padre Mario, la condizione necessaria per permettere l’ingresso di General Motors in Formula 1 sia stato il passo indietro del figlio Michael, personaggio controverso e protagonista di operazioni imprenditoriali in patria che non hanno contribuito ad accrescere la sua reputazione come uomo d’affari. Attenzione, non sto dicendo che Michael Andretti sia una persona disonesta, semplicemente se la cavava meglio in pista. Lo stesso Roger Penske, in seguito ad attriti personali aveva giá iniziato a trattare direttamente con Towriss ben prima del passo indietro ufficiale. Se si legge il comunicato prodotto dalla UFM in merito alla partecipazione di GM al mondiale di Formula 1 2026, non può non sfuggire che il nome “Andretti” non viene mai menzionato. L’unico riferimento è fatto, per l’appunto, a TWG Global, società gestita da Towriss stesso. Lo avevo detto in tempi non sospetti: occhio a entrare in Formula 1 facendo la voce grossa. Parliamo di un mondo complesso, dove girano tantissimi interessi e gli equilibri politici sono delicatissimi, con molti costruttori coinvolti e multinazionali che fanno girare cifre da capogiro. Arrivare minacciando arbitrati internazionali e chiedendo addirittura il coinvolgimento del Congresso degli Stati Uniti è stato, onestamente, un autogoal clamoroso.

Dal punto di vista dei piloti, Andretti Global ha la stessa formazione da anni: confermati infatti Kyle Kirkwood, Marcus Ericsson e Colton Herta. Quest’ultimo ha già ribadito di volere il massimo sviluppo possibile sulla vettura, per puntare finalmente alla vittoria del campionato. Dopo quanto fatto vedere nella seconda parte della scorsa stagione, ci sarebbe senz’altro da credergli. Tutto starà nel capire come i mutati equilibri all’interno della squadra possano dare (o meno) la necessaria stabilità per poter puntare all’obbiettivo massimo. Ganassi è la miglior squadra da anni e, sulla carta, è quella che cambia meno e cerca sempre costanza e stabilità. Ci sarà un motivo no?

 

Quale futuro per Rinus Veekay?

Quando sembrava che tutto fosse ormai definito, Ed Carpenter Racing non ha rinnovato il contratto a Rinus Veekay, pilota olandese di belle speranze che ha trovato posto in Dale Coyne Racing. Diciamo subito che la situazione del team di Ed Carpenter non è stata facile per tutto il 2024, con risultati deludenti e assetto organizzativo un po’ traballante. L’ingresso di Ted Gelov (imprenditore nel campo alimentare – NDR) come nuovo socio ha portato liquidità ma ha evidentemente portato a scelte differenti riguardo ai piloti. Via Rinus Veekay, dentro Alexander Rossi appiedato da Arrow McLaren, con l’altra monoposto affidata al confermato Christian Rasmussen. La scelta del mancato rinnovo a Veekay ha fatto discutere, ma visti i risultati dello scorso anno, purtroppo, bisognava aspettarselo. Il pilota olandese non é piú un rookie, ha venticinque anni e ha all’attivo 63 gare in IndyCar, con una sola vittoria, quattro podi e due pole position. Quando il miglior risultato è un dodicesimo posto in quattro anni, è lecito aspettarsi scelte differenti da parte della scuderia. La verità è che Rasmussen nel 2024 è stato più costante di Veekay, cosa che gli ha fatto guadagnare la riconferma. Il problema é che adesso sono dolori: la scelta di Dale Coyne Racing è evidentemente un ripiego, perché non stiamo affatto parlando di una scuderia di prima fascia. Se Rinus non si deciderà a fare quello scatto in più, il rischio di sparire nelle retrovie e uscire dal radar dei team di livello è tutt’altro che remoto.

L'articolo IndyCar | Analisi pre-stagione 2025 proviene da F1Sport.it.