Il ricorso al congedo di paternità è più che triplicato dal 2013, è maggiore al Nord e minore tra nelle piccole aziende e per chi ha un reddito più basso | L’analisi di Inps-Save the Children

Introdotto in Italia nel 2012, il congedo di paternità è oggi pari a 10 giorni: un beneficio che però il 35% dei neo genitori non utilizza, soprattutto al Sud. È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’elaborazione dell’Inps, sui dati dei propri archivi, in collaborazione con Save the Children, in vista della Festa del Papà. Il […] L'articolo Il ricorso al congedo di paternità è più che triplicato dal 2013, è maggiore al Nord e minore tra nelle piccole aziende e per chi ha un reddito più basso | L’analisi di Inps-Save the Children proviene da Osservatorio Riparte l'Italia.

Mar 18, 2025 - 09:25
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Il ricorso al congedo di paternità è più che triplicato dal 2013, è maggiore al Nord e minore tra nelle piccole aziende e per chi ha un reddito più basso | L’analisi di Inps-Save the Children

Introdotto in Italia nel 2012, il congedo di paternità è oggi pari a 10 giorni: un beneficio che però il 35% dei neo genitori non utilizza, soprattutto al Sud.

È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’elaborazione dell’Inps, sui dati dei propri archivi, in collaborazione con Save the Children, in vista della Festa del Papà.

Il ricorso a questo congedo è cresciuto nel tempo, passando dal 19,2% dei padri aventi diritto nel 2013 al 64,5% nel 2023, con una crescita più marcata nei primi anni e più contenuta negli ultimi (solo +0,5 punti tra il 2022 e il 2023).

Sono quindi più di 3 padri su 5 ad utilizzarlo, ma la differenza con il 35% che sceglie di non fare ricorso al congedo è notevolmente condizionata sia dal territorio di residenza, sia dalla dimensione aziendale, sia dal tipo di contratto lavorativo.

Infatti, a usufruire maggiormente del congedo sono i padri che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato (circa il 70%), rispetto a quanti ne hanno uno a tempo determinato (40%) o di quelli con contratti a termine, come gli stagionali (20%).

Il tasso di utilizzo più alto si osserva tra i padri che hanno un reddito compreso tra i 28.000 e i 50.000 euro (83%), mentre cala leggermente tra quanti hanno un reddito annuo superiore ai 50.000 euro (80%). Tra i redditi più bassi, scende ulteriormente, attestandosi al 66% tra quanti hanno un reddito compreso tra i 15.000 e i 28.000 euro annui.

Anche la dimensione aziendale sembra influire sull’utilizzo del congedo di paternità: la percentuale dei padri che ricorrono a tale strumento è infatti doppia tra quanti lavorano in aziende con più di 100 dipendenti (80%), rispetto a chi lavora in aziende con meno di 15 dipendenti (40%).

L’uso del congedo di paternità non è poi omogeneo sul territorio nazionale. Al Nord, viene utilizzato dal 76% dei padri aventi diritto, una percentuale quasi doppia rispetto a quella osservata al Sud e nelle Isole (44%), mentre al Centro lo utilizza il 67% di loro.

Al Nord, le regioni presentano tutte tassi di utilizzo uguali o superiori al 70%, con il valore più alto in Veneto (79%). Unica eccezione, la Liguria, che registra il 64,3%.

Al Centro, il Lazio segna il tasso più basso (63,2%), mentre Umbria (73,7%), Marche (71,6%) e Toscana (70,8%) presentano percentuali vicine a quelle delle regioni settentrionali.

Al Sud e nelle isole, l’uso del congedo di paternità supera il 50% in Abruzzo (64,9%), Sardegna (58,1%), Basilicata (56,5%), Molise (54,1%) e Puglia (51%). Tassi decisamente più bassi si osservano in Sicilia (39,4%), Campania (39,1%) e Calabria, con quest’ultima fanalino di coda nazionale (35,1%).

“Sul congedo di paternità registriamo un trend positivo che evidenzia un cambiamento culturale in atto. Tuttavia” – sottolinea il presidente Inps, Gabriele Fava“circa il 35% dei padri aventi diritto ancora non ne usufruisce, è una misura su cui faremo ulteriori iniziative di sensibilizzazione. Promuovere il congedo di paternità produce effetti concreti: favorisce un legame precoce tra padre e figlio, con benefici duraturi sulla loro relazione, e contribuisce a una distribuzione più equilibrata delle responsabilità familiari e della conciliazione vita-lavoro delle donne. Un passo essenziale verso una reale parità di genere nelle famiglie italiane.”

“Nonostante i segnali positivi che i dati sulla fruizione del congedo di paternità ci mostrano, c’è ancora molto da fare per favorire un’equa condivisione della cura tra madri e padri” – aggiunge Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children, definendo “essenziale investire nel rafforzamento di questa misura per tutti i lavoratori, non solo quelli dipendenti. Un congedo più lungo, inoltre, contribuirebbe al bilanciamento tra responsabilità genitoriali, promuovendo una visione più paritaria tra uomini e donne e favorendo il consolidarsi di modelli culturali liberi da stereotipi di genere.”

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