Il Manifesto di Ventotene non è la Bibbia | L’analisi di Gaetano Quagliariello

Il Manifesto di Ventotene – ricorda Gaetano Quagliariello sul Giornale – è innanzi tutto un testo antifascista, che nasce dalla disillusione nei confronti del comunismo del giovane Altiero Spinelli. È la proposizione di un internazionalismo diverso e di un’altra rivoluzione. Contro la nazione, esso immagina un modo inedito per superare lo Stato. Contro il capitalismo, […] L'articolo Il Manifesto di Ventotene non è la Bibbia | L’analisi di Gaetano Quagliariello proviene da Osservatorio Riparte l'Italia.

Mar 24, 2025 - 09:40
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Il Manifesto di Ventotene non è la Bibbia | L’analisi di Gaetano Quagliariello

Il Manifesto di Ventotene – ricorda Gaetano Quagliariello sul Giornale – è innanzi tutto un testo antifascista, che nasce dalla disillusione nei confronti del comunismo del giovane Altiero Spinelli.

È la proposizione di un internazionalismo diverso e di un’altra rivoluzione.

Contro la nazione, esso immagina un modo inedito per superare lo Stato.

Contro il capitalismo, concepisce l’europeismo come ideologia di sostituzione invece di quella abbandonata.

Propone un approccio giacobino.

Chiunque voglia comprendere quanto differente da una sensibilità liberale e democratica, potrà leggersi il carteggio che in quel torno di tempo intercorse tra Ernesto Rossi – l’altro firmatario del Manifesto – e Luigi Einaudi.

Gli europeisti non si trovavano, però, solo nella piccola isola dell’arcipelago pontino.

In giro per il Vecchio Continente vi erano alcuni politici cristiani e democratici mossi da medesimi ideali e, soprattutto, da un comune tratto biografico.

Avevano patito sulla propria pelle alcuni dei drammi provocati dallo scisma europeo.

Konrad Adenauer era nato a Colonia, capitale del Reno: il fiume che aveva segnato la divisione dell’Europa sulla quale si erano innescate Prima e Seconda Guerra Mondiale.

Robert Schuman era lorenese: nella sua esistenza gli era accaduto di essere prima tedesco e poi francese.

Alcide De Gasperi era trentino: per questo, suddito dell’Impero asburgico e deputato a Vienna prima di divenire il principale ricostruttore dell’Italia.

Patrimonio ideale e vissuto li portava a ricercare la fine degli orrori novecenteschi attraverso il tentativo di ricucire la rottura spirituale che dal 1914 aveva squassato l’anima dell’Europa.

Per avere un futuro differente, era per loro necessario ricomporre il passato; ritrovare le radici cristiano-giudaiche che un tempo avevano unificato il Vecchio Continente.

Questi due europeismi sono molto diversi.

Hanno una consistenza in un caso ideologica, nell’altro identitaria.

Quello di Ventotene ambisce a rivoluzionare il presente.

Quello di De Gasperi & C. a costruire il futuro restaurando il passato.

Le idee d’Europa, insomma, si declinano al plurale.

Sarebbe bene non confonderle e non c’è ragione per pretendere che un testo sia assunto come una sorta di Bibbia.

Se la Meloni si fosse riconosciuta in Ventotene avrebbe commesso un’eresia.

Forse, in quel caso, qualcuno avrebbe fatto bene a protestare.

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