Il divieto del Pride in Ungheria mette a rischio i diritti LGBTQIA+ in Europa
Con 136 voti a favore e 27 contro, il parlamento ungherese ha approvato una legge che introdurrà in Ungheria il divieto dei Pride, le manifestazioni per l’orgoglio LGBTQ+. Si tratta soltanto dell’ultima iniziativa del governo di Orbán contro la comunità arcobaleno, dopo che nel 2021 approvò una legge contro “la propaganda gay” nei confronti dei […] The post Il divieto del Pride in Ungheria mette a rischio i diritti LGBTQIA+ in Europa appeared first on The Wom.


Con 136 voti a favore e 27 contro, il parlamento ungherese ha approvato una legge che introdurrà in Ungheria il divieto dei Pride, le manifestazioni per l’orgoglio LGBTQ+. Si tratta soltanto dell’ultima iniziativa del governo di Orbán contro la comunità arcobaleno, dopo che nel 2021 approvò una legge contro “la propaganda gay” nei confronti dei minori, simile a quella già in vigore in Russia da oltre dieci anni. Anche in questo caso il divieto della parata è stato giustificato come una forma di protezione verso i bambini, in quanto promuoverebbe l’omosessualità e la transizione di genere. Secondo la legge, possono tenersi soltanto manifestazioni che “rispettino il diritto dei bambini a un corretto sviluppo fisico, mentale e morale”.
Gli attacchi dell’Ungheria contro la comunità LGBTQ+
La stretta sui Pride in Ungheria è stata inserita come emendamento alla legge sul diritto di assemblea e prevede multe contro chi li organizza o li promuove. Inoltre il governo ha annunciato che verranno utilizzati software di riconoscimento facciale per identificare i partecipanti, imponendo uno stretto controllo nei confronti degli attivisti per i diritti civili. Come hanno ricordato gli organizzatori del Pride di Budapest, riecheggiando l’opinione della portavoce della Commissione europea Eva Hrncirova, si tratta di una messa in discussione della libertà di manifestazione che non riguarda soltanto la comunità LGBTQ+, ma il diritto di tutti a manifestare. La Commissione nel frattempo ha bloccato alcuni dei fondi europei destinati all’Ungheria, la cui erogazione prevede il rispetto dei diritti fondamentali dell’Unione.
Il Paese era già stato multato nel 2023, proprio a causa della legge sulla propaganda gay che, secondo un rapporto di Amnesty International, ha “creato un nugolo di paura, ha limitato l’accesso all’informazione, soprattutto ai danni dei giovani [e ha] contribuito a rafforzare stereotipi negativi e attitudini discriminatorie”. La legge ha portato anche diversi casi di censura:
nel 2023, una catena di librerie era stata multata e costretta a coprire le copertine di libri a tematica gay, anche per adulti
Da anni il partito di estrema destra Fidesz è impegnato nel combattere contro i diritti LGBTQ+: nel 2012 ha modificato la Costituzione per definire il matrimonio soltanto come un’unione fra un uomo e una donna e nel 2020 ha approvato una legge che impedisce di cambiare il genere sui documenti. Nello stesso anno, l’Ungheria non ha ratificato la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne perché contiene la parola “genere” e, a detta degli esponenti di governo, promuoverebbe l’inesistente “ideologia gender”.
I diritti LGBTQ+ in bilico nell’Unione Europea
Secondo il presidente ungherese Orbán, l’Unione Europea infatti vorrebbe imporre un’agenda omosessualista agli stati membri, in spregio dei “valori tradizionali”. La società ungherese è ancora piuttosto ostile alle persone LGBTQ+, con solo il 36% dei cittadini che ne sostiene i diritti civili e politici. Anche l’ampia maggioranza del voto del 18 marzo e ancor più quella sulla legge contro la propaganda gay, che aveva visto un solo voto contrario, lo dimostra. Secondo il Rainbow Index di ILGA, la rete europea delle associazioni arcobaleno,
l’Ungheria è tra gli ultimi posti della classifica dei Paesi dell’Ue per protezione dei diritti della comunità LGBTQ+. L’Italia, se possibile, è ancora peggio, trovandosi al trentacinquesimo posto
Per la FRA, l’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali, i diritti delle persone gay, lesbiche e trans e intersex nel nostro continente si trovano a un crocevia: da un lato, vengono approvate nuove leggi e regolamenti che li tutelano e sempre più persone vivono apertamente il proprio orientamento o la propria identità sessuale, ma dall’altro i membri di questa comunità stanno sperimentando picchi di violenza e bullismo. Questo clima ha un impatto negativo soprattutto per le persone transgender, che sono al centro di numerosi attacchi anche da parte della classe politica e dell’opinione pubblica e che negli Stati Uniti – fino a poco tempo fa considerati all’avanguardia su questo fronte – stanno subendo una vera e propria cancellazione. Non solo ogni giorno vengono approvate norme che ne limitano diritti e autodeterminazione, ma per le persone trans sta diventando sempre più difficile viaggiare, curarsi, lavorare e condurre una vita normale.
Il Pride non è una semplice manifestazione di protesta, ma un’occasione per ribadire che le persone LGBTQ+ esistono, e non c’è legge o governo che possa cancellarle o eliminarle
Vietando il Pride, Orbán pensa di poterle nascondere come le copertine dei libri censurati nelle librerie di Budapest. Il problema è che il libro continua a esserci, anche quando viene nascosto dalla vista: gli organizzatori della marcia hanno annunciato che sono pronti a sfidare la legge. Con l’augurio che tutta la società europea li sostenga.
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