I dazi USA travolgono l’automotive mondiale | L’analisi di S&P Global Mobility
I dazi del 25% decisi dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, stanno scuotendo in profondità l’intero settore dell’automotive, coinvolgendo non solo i costruttori di veicoli, ma anche l’intera componentistica. Le reazioni del mercato sono state immediate e l’intero comparto ha subito un drastico calo dei titoli in borsa. Trump aveva già annunciato in passato […] L'articolo I dazi USA travolgono l’automotive mondiale | L’analisi di S&P Global Mobility proviene da Osservatorio Riparte l'Italia.

I dazi del 25% decisi dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, stanno scuotendo in profondità l’intero settore dell’automotive, coinvolgendo non solo i costruttori di veicoli, ma anche l’intera componentistica.
Le reazioni del mercato sono state immediate e l’intero comparto ha subito un drastico calo dei titoli in borsa. Trump aveva già annunciato in passato l’intenzione di imporre dazi, ma con questa mossa ha effettivamente dato il via a una guerra commerciale che non sembra avere vincitori.
Le tariffe imposte colpiscono circa il 46% delle auto vendute negli Stati Uniti, una percentuale che riflette l’enorme dipendenza del mercato statunitense dalle importazioni.
Secondo S&P Global Mobility, ogni anno circa metà delle auto vendute negli Stati Uniti provengono dall’estero, con il Messico in prima linea come principale esportatore. Paesi come la Corea del Sud, il Giappone, il Canada, la Germania e la Gran Bretagna seguono nella lista dei principali esportatori.
E non sono solo i produttori esteri a essere colpiti: anche le case automobilistiche americane, come General Motors e Ford, che assemblano una parte significativa dei loro veicoli all’estero, subiranno gravi perdite.
Nel settore della componentistica, il 60% dei pezzi utilizzati dalle case automobilistiche in Nord America proviene da fuori, rendendo la catena di fornitura ancora più vulnerabile.
Le previsioni indicano che i dazi potrebbero portare ad aumenti dei prezzi di produzione e a una riduzione delle opzioni per i consumatori, oltre a un possibile calo dei posti di lavoro nel settore manifatturiero statunitense.
Secondo S&P Global Mobility, “le dimensioni del colpo al settore auto sono nei numeri: circa metà delle auto vendute negli Stati Uniti ogni anno, quasi 8 milioni per un valore di 244 miliardi, sono oggi assemblate fuori dai confini”, si legge in un report, in cui si sottolinea che il Messico è il principale esportatore sul mercato americano, con modelli prodotti da marchi internazionali come Toyota, Nissan, BMW e Volkswagen.
I marchi statunitensi non sono immuni: General Motors assembla all’estero il 40% dei veicoli venduti negli Stati Uniti, Ford il 20%. A livello di paesi esportatori di auto, alle spalle del Messico ci sono la Corea del Sud, il Giappone, il Canada, la Germania e la Gran Bretagna. Anche per quanto riguarda le componenti, il 60% arriva dall’estero.
Se è vero che del tema dazi si è ampiamente parlato negli ultimi mesi, “il mercato non ha interamente prezzato l’eventualità dell’effettiva introduzione anche alla luce dei vari annunci e dietrofront da parte dell’amministrazione Trump. Dunque, la definitiva introduzione è una notizia negativa”, spiegano gli analisti di Equita, secondo cui Stellantis è “tra le società più impattate importando circa 0,5 milioni di auto negli Stati Uniti da Messico, Canada ed Europa (10% dei volumi di gruppo)”.
Se l’estensione del dazio a tutte le importazioni “è positiva per chi ha una produzione locale, ma l’impatto complessivo è senza dubbio significativo e negativo”, dicono gli esperti. Acea (Associazione Europea dei Costruttori di Automobili) ha espressamente avvertito che gli effetti negativi non si limiteranno alle importazioni negli Stati Uniti, ma influenzeranno anche l’industria statunitense, che potrebbe vedere un rallentamento nell’esportazione di veicoli.
Le aziende automobilistiche nordamericane stanno cercando di adattarsi alla nuova realtà, ma il rischio di un aumento dei costi e della competitività è reale.
La risposta europea non si è fatta attendere, con la Germania che ha parlato di un “segnale fatale per il libero scambio”, mentre la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha dichiarato l’intenzione di difendere lavoratori, aziende e consumatori europei.
Le perdite per le case automobilistiche europee sono già evidenti: Porsche, Mercedes, BMW, Volkswagen e altri colossi tedeschi hanno visto un crollo dei loro titoli.
In Italia, Stellantis ha subito una delle perdite più significative, scivolando sotto gli 11 euro per azione. Anche Ferrari, Pirelli e Brembo hanno registrato forti flessioni. Le stesse difficoltà si sono verificate anche in Francia, con Renault e Michelin che hanno visto una contrazione dei loro titoli.
In conclusione, i dazi imposti da Trump non colpiscono solo i produttori di auto, ma travolgono l’intero settore, comprese le aziende di componentistica. L’impatto negativo sui costi di produzione, sull’occupazione e sulla competitività globale delle aziende è evidente.
Inoltre, l’effetto a catena potrebbe innescare un rallentamento economico che coinvolgerà anche altri settori e paesi. Il futuro dell’industria automobilistica mondiale dipenderà dalla capacità di adattarsi a questa nuova realtà tariffaria e di trovare soluzioni per mitigare gli effetti negativi sui consumatori e sul mercato globale.
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