Croc Legend of the Gobbos, 28 anni e non sentirli?
Fugacemente apparso nella seconda metà degli anni 90, il coccodrillo di Argonaut fa ritorno ora per lasciare il segno?

Con ogni probabilità, il nome Argonaut Games dirà ben poco anche ai più attempati tra voi. Ed è un vero peccato, perché è la realtà britannica di Jeremy Elliot che ha sviluppato quel microchip Super FX contenuto nelle cartucce di alcuni videogiochi per Super Nintendo che permise alla console nipponica a 16-bit di fare un balzo nel futuro presentando elementi 3D in titoli come StarFox, Stunt Race FX e soprattutto nel mitico Yoshi’s Island.
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Gli stessi ragazzacci britannici nel 1997 svilupparono un platform tridimensionale, Croc Legend of the Gobbos, che si proponeva di essere il Super Mario 64 di PlayStation, finendo però nel cono d’ombra di Crash. Tre decadi dopo ritorna sui sistemi d’ultima e penultima generazione con una remaster.
Croc Legend of the Gobbos, tutto come allora
Ha uno zaino marrone, eppure non vi tiene dentro nulla a differenza di Banjo. Ha un aspetto lucertolesco ma, a differenza di Yoshi, non ha alcuna mossa speciale come saper sfoderare una lingua lunghissima o tramutare i propri nemici in uova. Secondo alcuni bozzetti dell’epoca (contenuti nella sezione enciclopedia di questa remaster) si valutò perfino di farne un draghetto, ma di lì a breve (1998) avrebbe trovato la concorrenza del buon Spyro. Forse basterebbe questa sommaria analisi del suo aspetto “né carne né pesce” per capire come mai il povero Croc sia uscito frettolosamente di scena, senza lasciare il segno nella storia videoludica.
Ed è un gran peccato, perché nonostante già nel 1997 il settore dei platform 3D iniziasse a inflazionarsi, Croc Legend of the Gobbos sapeva comunque divertire e attrarre grazie a numerose trovate che stuzzicavano l’inventiva del giocatore e alla formula basata su livelli brevi (probabilmente dovuti anche alle scarse prestazioni delle console sulle quali girava) che consentivano partite mordi e fuggi, un concetto molto moderno che abbiamo apprezzato soprattutto su DS/3DS e Switch.
Siamo dunque felici di poter rimettere le mani, 28 anni dopo, su Croc Legend of the Gobbos. Remaster titolo che, rispetto a un’altra opera di restauro affine, Tomb Raider IV-VI Remastered, non ha visto gli sviluppatori intervenire pesantemente sulla mole poligonale di livelli e nemici. Il lavoro di maquillage ha riguardato solo le texture, per evitare fastidiosi stiracchiamenti dovuti dal passaggio dai vecchi catodici ai formati panoramici attuali in alta definizione. Siamo insomma più dalle parti di quanto visto qualche settimana fa con Glover.
Un po’ ci spiace: sia perché data la simpatia dei personaggi avremmo voluto esplorare il mondo di Croc con una grafica aggiornata, sia perché come per Tomb Raider sarebbe stata gradita l’introduzione di un nuovo sistema di controllo strutturato sugli standard odierni. Invece il nostro coccodrillo oggi come all’ora sgomma praticamente su ogni superficie, è piuttosto legnoso e impreciso nei salti e deve vedersela con una telecamera non ottimale.
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Difetti relativi nel 1997 ma che accentuano le rughe del gioco nel 2025. Soprattutto non si comprende perché mantenere la “sederata” attraverso la doppia pressione del tasto per il salto, dal momento che in tutti i giochi questa combinazione permette di effettuare un doppio salto. Il che porta il giocatore a sbagliarsi ripetutamente.
In un mondo ideale, probabilmente, questa remaster di Croc Legend of the Gobbos avrebbe comportato anche un addolcimento delle meccaniche di gioco. Invece il titolo di Argonaut Games è spigoloso e irsuto proprio come ce lo ricordavamo e sversa tonnellate di lava, piattaforme mobili, basculanti e pericolanti fin dai primissimi livelli.
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Non è facile uscirne vivi e lo è ancora meno completarli al 100 per cento con tutte le gemme (che si perdono ogni volta si subisce un danno). Un’ottima nave scuola all’epoca, probabilmente inospitale come un galeone pirata per tutti i giocatori del Terzo millennio. Ma dategli una possibilità: Croc merita di essere riscoperto. Davvero curata la sezione enciclopedica che affianca la modalità principale, ricca di materiali in alta definizione, restaurati anche meglio del gioco stesso.