Bialetti, il marchio storico diventa “cinese”: perché Exor ed Elkann non c’entrano nulla

Lo storico marchio italiano delle caffettiere Bialetti è a un passo da cedere la partecipazione di controllo alla famiglia Cheng e al delisting: le precisazioni sull'operazione

Mar 31, 2025 - 18:53
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Bialetti, il marchio storico diventa “cinese”: perché Exor ed Elkann non c’entrano nulla

Bialetti è pronta a cedere una partecipazione di maggioranza in mani cinesi e ad uscire dai listini della Borsa. Lo ha chiarito lo stesso storico gruppo italiano di produzione di moka e macchinette del caffè su richiesta di Consob, in seguito a delle indiscrezioni di stampa circolare sull’operazione.

La società, quotata su Euronext Milan, ha rivelato le trattative in corso con la lussemburghese Nuo Capital, del miliardario di Hong Kong Stephen Cheng, e di essere destinata al delisting.

Smentita l’acquisizione di Exor e Hermes

Il chiarimento chiesto dall’autorità per il controllo della Borsa è stato fornito da Bialetti dopo le voci di stampa circolate nelle ultime ore, relative a una cessione di quote di controllo al veicolo d’investimento Nuo, anch’esso controllato dalla famiglia Cheng ma per metà e per il restante 50% dalla Exor, la holding della famiglia Agnelli, il cui Ceo è John Elkann.

Da qui la necessità di fare luce sull’operazione, che in un primo momento aveva visto l’ipotesi di un coinvolgimento anche della società lussemburghese Jakyval, della famiglia Guerrand Hermes.

La nota di Bialetti

Con una nota Bialetti ha dunque chiarito che “sono in corso negoziati esclusivamente con la società di diritto lussemburghese Nuo Capital per l’acquisto, da parte della stessa e/o di altri investitori o co-investitori e per il tramite di uno o più veicoli societari, di una partecipazione di controllo nel capitale sociale di Bialetti”.

Secondo gli analisti della banca d’investimento Intermonte, Nuo Capital “dovrebbe subentrare agli attuali azionisti, Francesco Ranzoni che detiene il 50% e Sculptor holding il 19,5%.”.

Dopo anni di crisi, la storica azienda italiana delle macchinette del caffè, nato a Ossegna nel 1919 e protagonista di tante pubblicità del Carosello, sarebbe quindi vicino ad una svolta con la vendita alla holding della famiglia Cheng.

L’operazione, come spiegato dalla società, dovrebbe rappresentare l’ultimo passo per realizzare la procedura di dismissione Bialetti, annunciata già al mercato nei mesi precedenti e prevista dal nuovo accordo di ristrutturazione.

Contrariamente a quanto riportato da alcuni articoli di stampa, però, la dismissione Bialetti non sarebbe realizzata nel contesto di “un processo di ristrutturazione dell’indebitamento finanziario di Bialetti”.

“In caso di perfezionamento della dismissione Bialetti – si legge ancora nella nota – la società procederà al rimborso di parte del proprio indebitamento finanziario, mentre la parte residua sarà oggetto di rifinanziamento. L’acquirente provvederà inoltre al rafforzamento patrimoniale di Bialetti”.

Le cifre dell’operazione

In ogni caso, l’azienda italiana ha precisato che ad oggi non è stato né raggiunto né sottoscritto alcun accordo vincolante con nessun investitore e nemmeno è stata assunta dal Cda nessuna delibera in tal senso.

La società ha chiarito che “seppure in fase avanzata, i negoziati sono ancora in corso e riguardano diversi aspetti, anche rilevanti, dell’operazione”, tra i quali il prezzo di compravendita e l’ammontare del rafforzamento patrimoniale.

Nella nota Bialetti ha anche smentito le cifre sull’operazione che avevano valutato intorno ai 170 milioni il valore dell’imminente offerta di acquisto: l’azienda, con due poli produttivi in Italia e in Turchia, una capitalizzazione di mercato di 37,5 milioni e un fatturato di circa 150 milioni, e afferma che “le indicazioni numeriche riportate sono fuorvianti e non rappresentative della struttura ipotizzata dell’operazione”.