Azioni Nike in crollo dopo la delusione sulla guidance

Il calo degli utili in Cina e le previsioni poco ottimiste attirano forti vendite sul titolo della società produttrice delle Air Force 1, mentre gli analisti tagliano i target price sul titolo.

Mar 21, 2025 - 12:37
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Azioni Nike in crollo dopo la delusione sulla guidance

Un mercato cinese che arranca per Nike e previsioni che mostrano un futuro a breve e medio termine poco ottimista, rendono la società statunitense protagonista negativa del mercato.

La società prevede nel quarto trimestre fiscale ricavi in calo di circa il 15%, outlook peggiore rispetto al -12,22% previsto dagli analisti (dati LSEG).

Il prossimo periodo “potrebbe essere difficile”, spiegava il Chief Financial Officer Matthew Friend, poiché l'azienda sta vendendo a sconto i vecchi articoli nel tentativo di liquidare le vecchie scorte: i ricavi "inizieranno a moderarsi" dopo il quarto trimestre, ha affermato Friend, ma questi “rimarranno sotto pressione” a causa degli sconti su marchi storici come la Nike Air Force 1, l’Air Jordan 1 e Dunk, debolezza che “potrebbe continuare per un po’” e potrebbero volerci “diversi trimestri per risolvere la situazione”.

Il pessimismo sulle prospettive future ha attirato forti vendite sulle azioni Nike, in calo di oltre il 5% nella prima ora di pre market USA di oggi, scendendo così sotto quota 70 dollari.

Passando ai numeri, i ricavi complessivi del terzo trimestre fiscale sono diminuiti del 9% a 11,27 miliardi di dollari, con un utile diluito per azione in calo del 30% a 54 centesimi.

I risultati hanno superato le aspettative di Wall Street di un calo dei ricavi dell'11,5% a 11,01 miliardi e di una flessione del 62,2% dell'utile per azione, secondo i dati compilati da LSEG.

Il margine lordo è sceso di 330 punti base al 41,5% e la società lo attribuisce principalmente a sconti più elevati, a un eccesso di scorte obsolete e a un aumento dei costi dei prodotti.

A incidere particolarmente sui numeri di Nike è stato il freno della Cina, dove i ricavi sono calati del 17%, attirando così le vendite sul titolo. La domanda nella regione risente delle preoccupazioni per la sicurezza del lavoro e dei salari e di un prolungato crollo del mercato immobiliare. "Lo sport sta crescendo in Cina e nel Paese dobbiamo accelerare il nostro ritmo", ha ammesso Friend durante la chiamata.

Secondo l'analista di Morningstar, David Swartz, sebbene i risultati complessivi abbiano superato le aspettative di Wall Street, "non si può ignorare i risultati in Cina, mentre neanche le vendite in Europa sembrano così brillanti".

Molti analisti ritengono che la situazione di Nike nel breve periodo non sia rosea. "Sebbene la strategia per trasformare l'azienda sia quella giusta, il resto dell'anno fiscale 2025, così come la prima metà dell'anno fiscale 2026, saranno periodi di reset e di riorganizzazione, con conseguente pressione negativa sulle vendite e sui margini", spiegano gli analisti di Barclays.

19 delle 39 società di intermediazione interpellate da LSEG valutano il titolo ‘buy’ o superiore, 18 ‘hold’ e due ‘sell’, con un target price mediano di 90 dollari.

Tra i pessimisti su Nike ci sono gli esperti di Morgan Stanley che questa mattina hanno ridotto il loro prezzo obiettivo sul titolo da 72 a 70 dollari, mantenendo il rating ‘equalweight’, sottolineando le sfide a breve e a lungo termine che aspettano l’azienda almeno fino al 2026.

Dalla banca sottolineano come le valutazioni di Nike siano elevate rispetto alle medie storiche: prima della pandemia da Covid-19, la valutazione media era di circa 24 volte gli utili rispetto alle attuali di 22,19x.

Nonostante ora sia scambiata a un multiplo più moderato, la valutazione rimane “ambiziosa data la lunga tempistica fino a un punto di svolta fondamentale, la scarsa visibilità sulla traiettoria aziendale a breve e lungo termine e il mercato dell'abbigliamento sportivo sempre più competitivo”. In particolare, Nike ha mantenuto la sua forte posizione di dividendo, avendo aumentato i dividendi per 23 anni consecutivi, con un rendimento attuale del 2,23%.

Infine, “nonostante ci siano aspetti positivi nella strategia di Nike e nelle stime a breve termine”, il taglio del fair value è arrivato alla luce della “combinazione tra sfide in corso, profilo finanziario incerto e valutazione elevata”, concludono da Morgan Stanley.