Silvano Nistri, l’omelia di Gambelli. "Le scelte precise del cardinale Piovanelli"
Rileggendo l'omelia di Gambelli per le esequie del prete sestese scomparso pochi giorni fa

Firenze, 27 marzo 2025 - "La realtà è più importante dell'idea". E' uno dei principi guida nella logica di Papa Francesco ed è quello che don Silvano Nistri, nella bella lettura datane dall'arcivescovo Gherardo Gambelli alle esequie nella pieve di San Martino di Sesto Fiorentino, luogo fondamentale nella geografia e nella pastorale di Nistri (1926-2025). Una fede, potremmo dire, con approccio storico, lo stesso scelto da don Lorenzo Milani per il suo catechismo a Barbiana. Nistri, sotto il profilo della ricerca storica, ha legato il suo nome soprattutto ai suoi libri su don Facibeni e sul cardinale Dalla Costa, con un felice momento di sintesi, non solo su queste due figure, nel suo 'Pietre vive', edito da Lef e di cui è auspicabile la ristampa. C'è un punto, nell'omelia di Gambelli, che apre le porte a un inedito. Proviamo a "riascoltarla": "Come un vero storico don Silvano sapeva bene interpretare le fonti. Quando sono stato a trovarlo recentemente sua sorella mi aveva consegnato un suo scritto sulla figura del cardinale Piovanelli di cui vorrei citare qualche riga relativa all’esperienza del Sinodo Diocesano". Sono righe preziose, da leggere con cura, perché gettano luce sul cardinale Silvano Piovanelli (1924-2016), alla guida della diocesi fiorentina per tanti anni":
“Il sinodo lo ha impegnato personalmente, in maniera totale, per quattro anni, portandolo dovunque, in ogni ambiente, e imponendogli ritmi di lavoro terribili. Di fatto - non se ne dolga - il sinodo come metodo di lavoro è stato soprattutto lui, nel senso che è stato lui a renderlo credibile e a portarlo avanti con estrema coerenza. Qualche volta questo ascoltare tutti e far parlare tutti è sembrato un perditempo: gli è stato detto e in varie occasioni; gli è stato sollecitato uno stile più deciso, più direttivo, con una maggiore determinazione nelle scelte. Lo stesso metodo del dialogo ha subito da più parti tentativi di strumentalizzazione e di annessione. Ma il vescovo ha tenuto duro: ed è un atto di fedeltà, più che a un progetto pastorale, ad un carisma: il suo carisma che è appunto un carisma di comunione. Chi non lo conosce potrebbe qualche volta pensare che questo camminare insieme significhi alla fine contentare tutti. Ma, onestamente, si deve dire che non è vero. Il vescovo una linea ce l’ha e le sue scelte personali, anche molto precise - scelte evangeliche di povertà, di rettitudine, di carità, di dedizione, di fede - sa farle senza incertezze. Anche la sua devozione alla Chiesa è totale e non può essere rimproverata di irenismi di comodo”.
A proposito di metodo, va anche sottolineato un altro passaggio dell'omelia di Gambelli, proprio in ordine a don Silvano: "C’è un aspetto molto bello della vita di don Silvano che consiste nella gioia di condividere la mensa di mezzogiorno con i preti del Vicariato di Sesto. Era un’occasione per lui per conoscere i nuovi preti che si assecondavano nel servizio pastorale delle parrocchie vicine, ma anche per favorire l’incontro e l’amicizia fra i confratelli".