Questi scienziati sono riusciti a produrre elettricità tramite attrito, da queste minuscole palline
Generare energia pulita sfruttando la frizione di piccole perle, c’è riuscito questo team di ricerca internazionale che ha scoperto un nuovo modo di produrre elettricità attraverso l’attrito. L’energia elettrica è ormai indispensabile nella nostra vita quotidiana. Illuminazione, elettrodomestici, dispositivi elettronici e veicoli elettrici dipendono tutti da una fonte costante e affidabile di elettricità. Tuttavia, la...

Generare energia pulita sfruttando la frizione di piccole perle, c’è riuscito questo team di ricerca internazionale che ha scoperto un nuovo modo di produrre elettricità attraverso l’attrito.
L’energia elettrica è ormai indispensabile nella nostra vita quotidiana. Illuminazione, elettrodomestici, dispositivi elettronici e veicoli elettrici dipendono tutti da una fonte costante e affidabile di elettricità. Tuttavia, la crescente richiesta globale di energia e l’urgenza di soluzioni sostenibili spingono scienziati di tutto il mondo a esplorare nuove tecnologie a basso impatto ambientale.
In questo contesto, un gruppo di ricercatori delle università di Bruxelles e Melbourne ha compiuto un passo avanti importante: hanno sviluppato un generatore elettrico innovativo che sfrutta l’effetto triboelettrico, cioè la produzione di cariche elettriche tramite frizione tra materiali diversi.
Un generatore triboelettrico a microsfere
Il progetto è frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’Université Libre de Bruxelles (ULB), in Belgio, e il Royal Melbourne Institute of Technology (RMIT), in Australia. A guidare il lavoro, il Dr. Ignaas Jimidar, che con il suo team ha progettato un nuovo tipo di nanogeneratore triboelettrico (TENG), utilizzando minuscole sfere in plastica come elemento principale del sistema.
Questo dispositivo rappresenta un’evoluzione rispetto ai TENG tradizionali. Invece di basarsi su materiali piatti o strati sovrapposti, questo nuovo modello utilizza sfere in plastica che, sfregandosi tra loro, generano cariche elettriche. L’articolo scientifico che descrive questa innovazione è stato pubblicato lo scorso febbraio sulla rivista specializzata Small.
Il cuore della tecnologia risiede nella scelta dei materiali. Le sfere utilizzate sono realizzate in melammina-formaldeide, una resina plastica con proprietà ideali per l’effetto triboelettrico. Grazie alla sua bassa elasticità, questo materiale favorisce un migliore trasferimento delle cariche elettriche tra le sfere. Inoltre, è economico, facilmente reperibile e permette una produzione a secco, contribuendo così alla riduzione delle emissioni di gas serra durante la fabbricazione.
Gli scienziati hanno osservato che, quando due superfici composte da queste sfere vengono messe a contatto e poi separate, si genera una separazione di cariche: alcune sfere diventano positive, altre negative. Questo fenomeno, alla base della produzione di elettricità, è stato amplificato grazie alla particolare configurazione delle sfere e ai materiali scelti.
Anche la dimensione delle sfere influenza la produzione elettrica
Un altro dato interessante emerso dallo studio riguarda le dimensioni delle sfere. Le analisi condotte hanno dimostrato che le microsfere più grandi tendono ad accumulare cariche negative, mentre quelle più piccole mostrano una polarità prevalentemente positiva. Questa scoperta apre la strada a nuove ottimizzazioni nella configurazione dei dispositivi triboelettrici.
Le possibili applicazioni di questa tecnologia sono molteplici: dall’integrazione in tessuti intelligenti capaci di generare energia durante il movimento, fino a caricatori portatili per smartphone, orologi intelligenti e altri dispositivi wearable. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che saranno necessari ulteriori studi per migliorare l’efficienza e la durabilità del sistema prima di un’eventuale applicazione commerciale su larga scala.
Oltre alle università di Bruxelles e Melbourne, hanno partecipato alla ricerca anche l’Università Tecnica di Riga, in Lettonia, e l’Istituto MESA+ dell’Università di Twente, nei Paesi Bassi. Questa collaborazione internazionale evidenzia l’interesse globale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche sostenibili e a basso costo.
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Fonte: VUB
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