OPA su Anima, Banco BPM rinuncia alla condizione BCE
Per il CdA si conferma la “forte valenza strategica” dell’operazione anche in assenza del Danish Compromise. Anima: un “tassello fondamentale del Piano Strategico 2024-2027 del Gruppo”, che “sarà trasformato in una fabbrica prodotto integrata Assicurazione Vita e Risparmio Gestito”. L'articolo OPA su Anima, Banco BPM rinuncia alla condizione BCE proviene da FundsPeople Italia.

La notizia era attesa, ed è stata confermata nella serata del 27 marzo, quando gli organi sociali di Banco BPM hanno deliberato la “rinuncia alla condizione BCE”. Il riferimento va alla deliberazione assunta nel corso dell’assemblea dei soci dello scorso 28 febbraio, per cui l’istituto e il CdA sono stati autorizzati “a esercitare la facoltà, ove ritenuto opportuno, di rinunciare in tutto o in parte a una o più delle condizioni di efficacia volontarie apposte all’Offerta e non ancora soddisfatte”, nell’ambito dell’OPA lanciata a inizio novembre 2024 sulla totalità delle azioni di Anima Holding.
Le condizioni di efficacia si erano fin’ora avverate, con la rinuncia del governo all’esercizio del golden power, il via libera Antitrust, e la modifica statutaria. Nelle scorse settimane erano anche arrivate le adesioni dell’AD, Alessandro Melzi d’Eril, e del top management di Anima oltre al disco verde da parte di Bankitalia e Consob.
BCE: parere negativo su Danish Compromise
Come già anticipato il 26 marzo da FundsPeople, un primo cedimento lungo il percorso di Banco BPM verso l’acquisizione della SGR indipendente milanese, è emerso con il parere negativo dello scorso 21 marzo da parte della BCE al Danish Compromise sull’operazione, e lo stesso Banco aveva sottolineato, in una nota diffusa alla stampa, la risposta in cui chiede a Francoforte di “chiarire le motivazioni sottostanti la posizione espressa dall’Autorità in merito alla non applicabilità del Danish Compromise all’acquisto di Anima e rappresentando come, a proprio avviso, il trattamento prudenziale dalla stessa, indicato in tale comunicazione, non risulti coerente con i principi fondamentali sottesi alla disciplina in materia di deduzioni contenuta nel CRR e alle regole in materia di conglomerati finanziari”.
La posizione di EBA
Il 27 marzo, comunica ancora Piazza Meda, “anche EBA ha rigettato il quesito posto dalla Banca il 19 febbraio scorso” in merito all’applicabilità all’acquisto di Anima della Q&A “relativa ad acquisizioni realizzate da compagnie assicurative controllate da banche (“Calculation of goodwill included in significant investments in insurance undertakings”), in quanto, ad avviso dell’Autorità, il tema sollevato esula e non può essere risolto dal processo delle Q&A della stessa, richiedendo un approfondimento più ampio non compatibile con tale strumento”.
Forte valenza strategica dell’operazione
Tuttavia, il CdA della banca “ha espresso oggi, all’unanimità, il proprio motivato convincimento sulla forte valenza strategica e finanziaria dell’operazione Anima e ciò a prescindere dal trattamento prudenziale legato al Danish Compromise”, affermano Massimo Tononi, presidente, e Giuseppe Castagna, AD. A sostenere questa certezza il “ruolo che Anima avrà come tassello fondamentale del Piano Strategico 2024-2027 del Gruppo”, che con l’ingresso di questo player “sarà trasformato in una fabbrica prodotto integrata Assicurazione Vita e Risparmio Gestito”. A questo si associa un elevato ritorno finanziario associato all’operazione, legato al “rafforzamento del modello di business, con il completamento dell’assetto integrato che permetterà di massimizzare le sinergie tra la distribuzione e le fabbriche prodotto”, con la conseguenza di generare una maggiore stabilità dei ricavi” e una migliore diversificazione dell’utile; l’incremento dell’utile da 1,5 miliardi nel 2026 previsto dal Piano Industriale precedente a 2,15 miliardi nel 2027. A questo si somma l’aumento del 50% della remunerazione agli azionisti e il mantenimento di una solida posizione di capitale (“il CET1 ratio, che nel piano precedente era previsto raggiungere il 14% al 2026, traguarda adesso un obiettivo minimo pari al 13%”). A proposito della posizione di capitale, “la Banca ha già attivato le prime misure di ottimizzazione finalizzate a raggiungere, già dal mese di giugno 2025, il livello minimo del 13% senza applicazione del Danish Compromise”.
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