McLaren annulla le papaya rules: Norris supportato verso il titolo
La dimostrazione di forza espressa da McLaren nel weekend di F1 in Australia è stata disarmante. Si tratta della prima gara della stagione e il circuito di Melbourne, in passato, non ha necessariamente premiato il miglior progetto tecnico. Tuttavia, fatte le dovute premesse del caso, bisogna tener conto delle evidenze. La McL39 si è dimostrata […]

La dimostrazione di forza espressa da McLaren nel weekend di F1 in Australia è stata disarmante. Si tratta della prima gara della stagione e il circuito di Melbourne, in passato, non ha necessariamente premiato il miglior progetto tecnico. Tuttavia, fatte le dovute premesse del caso, bisogna tener conto delle evidenze. La McL39 si è dimostrata la monoposto più veloce sul giro secco e in qualsiasi condizione di gara: umido, bagnato e (brevemente) asciutto.
Ed è proprio per questo che risulta più che lecito fare un ragionamento, ipotetico ma alquanto realistico. Se la gara non fosse stata neutralizzata più volte con l’ingresso della safety car, la vettura di Norris avrebbe potuto rifilare un giro di distacco a tutti, tranne forse a Verstappen. Infatti, anche su asfalto reso viscido dalla pioggerellina di inizio gara, Max, superato da Piastri, non riusciva a replicare i fenomenali crono stampati dal britannico.
Che l’ultima opera di ingegneria aero meccanica del team McLaren fosse considerata la migliore del lotto della F1 era fuor di dubbio. A sbalordire al scena, però, è stata l’entità del dominio prestazionale, che, ripetiamo, ha dato prova di se in tutte le condizioni operative e ambientali che hanno caratterizzato il Gran Premio inaugurale della stagione. Qualcosa di diverso non si può certo dire.
La concorrenza è annichilita
L’aggettivo più consono per descrivere la concorrenza è solo uno: annientata. Le circostanze hanno offerto a Verstappen l’opportunità di vincere la gara nella terra dei canguri, ma chi ha occhi per vedere e un minimo di esperienza ha compreso che il campione del mondo, pur rischiando dal fondo del barile, non aveva grosse possibilità di insidiare la monoposto numero 4.
Norris ha tenuto il comando delle operazioni in partenza e non ha commesso errori, a differenza del compagno, iniziando la stagione alla grande e dando sostanza alla sua candidatura per la conquista del titolo mondiale. Un obiettivo che, da possibile, diventerebbe mandatorio se la MCL39 replicasse il suo strapotere nei prossimi round su tracciati permanenti, molto più indicativi in merito al reale rapporto di forza tra i vari competitor.
Una concorrenza sbigottita dal potenziale delle monoposto di F1 color papaya. Toto Wolff ha ammesso che la gestione dei pneumatici della storica scuderia inglese è pazzesca: “Noi dopo uno o due giri le cuociamo, loro spingono come se non ci fosse un domani”, ha chiosato il manager originario di Vienna. Una straordinaria gentilezza sugli pneumatici Pirelli, figlia del perfetto compromesso aeromeccanico della monoposto britannica.
Cestinate le papaya rules
A volte, in F1 dai dettagli si possono comprendere importanti aspetti. Quando Piastri è tornato alle spalle di Norris, dopo aver superato Verstappen che lo aveva bruciato al via, ha ricevuto una risposta molto diversa rispetto allo scorso anno: “Hold position”. Gli è stato chiesto do mantenere le posizioni, nonostante si corresse in casa dell’australiano, che sembrava a tratti averne di più.
Quando Oscar ha perso terreno, gli è stato comunicato che erano liberi di correre. Al netto delle insidiose condizioni della pista, che potevano aumentare in modo sensibile i rischi di un duello fratricida, questa volta è apparso chiaro che il team ha supportato Norris nella sua gara solitaria al comando. Un aiuto che il pilota inglese avrebbe desiderato lo scorso anno nella Sprint Race in Austria, in Ungheria e infine a Monza, dove venne infilato da Piastri alla Roggia senza alcun timore reverenziale.
Un segnale di fiducia del team verso il pilota, che probabilmente ha sofferto anche del mancato appoggio della proprio squadra nelle fasi cruciali della scorsa campagna agonistica. Questo, al netto degli evidenti errori commessi dal pilota originario di Bristol che sono stati diversi. Forse il team diretto da Andrea Stella ha compreso che Norris, per esprimersi al meglio, deve sentire la fiducia della scuderia non solo a parole, ma anche attraverso tangibili azioni a suo favore.
Autore: Roberto Cecere – @robertofunoat
Immagini: Red Bull Racing – F1Tv