Investire in vino: rendimenti, vantaggi e come farlo
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Investire in vino potrebbe non essere la prima opzione che viene in mente quando si parla di investimenti, dato che la maggior parte degli investitori si concentra su azioni o materie prime. Tuttavia, vini e liquori rappresentano una classe di asset alternativa particolarmente interessante per gli investitori privati.
In questo articolo vi guideremo alla scoperta del mondo del vino e del whisky: due tipologie di investimento che offrono una protezione naturale contro l’inflazione e interessanti opportunità di rendimento.
Perché il vino è un buon investimento
Dal crisi finanziaria del 2008, gli investitori più facoltosi hanno aumentato significativamente le loro allocazioni a investimenti alternativi come parte dei loro portafogli di asset multipli. I vini pregiati, il whisky o l’arte sono i nuovi asset di investimento che dovrebbero aiutare gli investitori a ridurre il margine di fluttuazione del portafoglio complessivo.
Indici come l’Object of Desire Index della banca privata Coutts o il Knight Frank Luxury Investment Index (KFLII) tracciano la performance delle classi di asset alternativi più importanti, facilitando il confronto con indici azionari o di materie prime. A causa della forte domanda dall’Asia, gli investimenti in vino e whisky sono riusciti a ottenere rendimenti a 3 cifre negli ultimi 10 anni.

Ciò che tutti gli asset reali limitati hanno in comune è che possiedono un certo valore intrinseco. Quindi, a differenza delle azioni di lusso, il loro valore non può scendere a 0. Anche se non si materializza l’aumento di valore atteso, rimane un certo valore base del whisky, del vino o del dipinto, purché siano stati selezionati gli oggetti “giusti” e sia stato garantito un adeguato stoccaggio che preservi il valore.
Infine, ma non meno importante, questi si definiscono spesso come investimenti di passione, il che conferisce agli asset tangibili non solo un valore materiale ma anche un valore emotivo sotto forma di godimento o piacere.
Cosa devo tenere in considerazione prima di investire in vino?
Gli investimenti alternativi sono spesso prodotti di lusso e quasi sempre vengono commercializzati, indipendentemente dallo sviluppo economico attuale. Inoltre, hanno una bassa correlazione con l’economia e i mercati finanziari.
Nelle fasi di boom, l’aumento della domanda e la scarsità di questi prodotti possono provocare un surriscaldamento dei prezzi, come per i prodotti di lusso. La stessa cosa che è successa nel mercato del vino negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008.

In scenari di cali massicci, tuttavia, tendono a rimanere piuttosto stabili. Secondo il Frank Knight Wealth Report, le ragioni più importanti per cui gli investitori ricchi investono in articoli di lusso sono, in ordine di importanza:
- Piacere (“gioia di essere proprietario”).
- Apprezzamento apprezzamento del capitale.
- Protezione del capitale (“rifugio sicuro per il capitale”).
- Diversificazione del portafoglio.
- Simbolo di status.
I vini di prestigio, come le opere d’arte, le antichità o le auto d’epoca, sono eccellenti simboli di alto status sociale e arricchiscono gli stili di vita più lussuosi. Un vantaggio importante che peró differenzia i vini è che si possono consumare. Ogni bottiglia di un vino da investimento che viene aperta e bevuta, aumenta il valore delle restanti bottiglie, che inoltre migliorano con il tempo. L’aumento di prezzo, quindi, è quasi una conseguenza inevitabile.
Come funziona investire in vini pregiati?
A causa della sua bassa correlazione con i mercati azionari, investire in vino si considera come un deposito stabile di valore. Quando l’S&P 500 è crollato di oltre il 30% nella primavera del 2020, l’indice Liv-Ex Fine Wine 1000 era sceso solo del 3,1%, il Liv-Ex Bordeaux 500 del 2,9%. Anche con una visione a lungo termine, la maggior parte degli indici di vino ha superato l’S&P 500, e con meno volatilità.

Sebbene questi beni rientrino nella categoria dei beni di consumo e non siano tradizionalmente considerati strumenti finanziari, è fondamentale valutare il loro inquadramento fiscale in base alla normativa vigente.
In linea di massima, in Italia, trattandosi di un bene deteriorabile, il capital gain non è soggetto a tassazione. Le condizioni potrebbero cambiare se l’attività assume carattere speculativo o commerciale. In questi casi, l’Agenzia delle Entrate potrebbe considerare imponibili i guadagni derivanti da vendite frequenti o da attività di compravendita strutturata.
Per evitare problematiche fiscali, è consigliabile documentare con precisione le operazioni e, in caso di dubbi, consultare un professionista esperto in fiscalità degli investimenti alternativi.
Come fare per investire in vino?
Entriamo nel vivo del tema e vediamo come fare per investire in vino nella maniera più sicura e redditizia.
Innanzitutto considera che gli investitori dovrebbero acquistare solo da venditori affermati nel settore o lavorare con personalità di buona reputazione che abbiano l’esperienza adeguata. Inoltre è consigliabile investire solo in vini pregiati con un comprovato potenziale di apprezzamento nel lungo termine, idealmente con un orizzonte di almeno cinque anni.
Per preservarne il valore, è fondamentale conservarli in condizioni ideali che spesso si conseguono solo in spazi professionali. Questo è un aspetto importante poiché una conservazione inadeguata potrebbe comprometterne la qualità, rendendoli inutilizzabili o persino imbevibili.
Se si investe nei classici blue chips come i vini di Bordeaux, Borgogna, Sauternes e regioni simili, bisogna tenere presente che le annate più vecchie devono essere regolarmente sostituite con altre più giovani.
Gestione del portafoglio
Se sei un investitore alle prime armi, dovresti considerare di rivolgerti ai servizi di un gestore di portafoglio di investimenti in vini.
Il gestore, insieme al cliente, creerà un portafoglio equilibrato, consiglierà come invertire in vino nei termini di cosa acquistare e vendere. Inoltre si occuperà della corretta conservazione dell’asset che può includere anche l’assicurazione. Il cliente è e rimarrà il proprietario dei suoi vini fino a quando non saranno venduti e pagherà una tariffa annuale di stoccaggio per il servizio, oltre a commissioni per acquisti e vendite. L’orizzonte di investimento tipico di un portafoglio gestito è di 5-10 anni.
In linea di principio, la corretta conservazione di questi vini di prima qualità è un compito per professionisti che può essere facilmente delegato grazie ai servizi dei gestori di portafoglio. Se vuoi investire in vino, è un costo che devi considerare.
Dei buoni fornitori di servizi di questo tipo esistono soprattutto in Gran Bretagna, dove gli investitori istituzionali lavorano da tempo con vini da investimento. I vini dei clienti sono conservati professionalmente nelle loro casse di legno originali nel London City Bond sotto cauzione. La cosiddetta conservazione “In Bond” significa che i vini possono essere commercializzati senza pagare dazi doganali o IVA. Questi dazi devono essere pagati solo se si desidera che i vini vengano consegnati a casa.
Investire in vino: quali sono i rendimenti
Investire in vino può offrire rendimenti interessanti, rendendolo un’opzione attraente per la diversificazione del portafoglio. Secondo il Knight Frank Luxury Investment Index, negli ultimi dieci anni i prezzi dei vini pregiati sono aumentati del 146%. Non è lo stesso che parlare del rendimento delle azioni, ma vale comunque la pena fare alcuni esempi concreti.
L’Ornellaia 2019, un rinomato Super Tuscan, ha mostrato performance notevoli sia in termini di punteggi che di rendimenti. Il Barolo di Bartolo Mascarello, invece, ha dimostrato un significativo apprezzamento nel tempo. Le ultime dieci annate, presenti sul mercato da almeno cinque anni, hanno registrato un rendimento del 103,1% negli ultimi cinque anni. Questo equivale a un rendimento medio annuo del 15,2%.
È importante notare che, nonostante le potenzialità di rendimento, il mercato del vino può essere soggetto a fluttuazioni. Ad esempio, il Liv-ex Fine Wine 100 Index, che traccia i 100 vini più ricercati al mondo, ha registrato una diminuzione del 18,9% rispetto al suo massimo di settembre 2022.
In sintesi, quindi, se vuoi investire in vino ti consigliamo di adottare un approccio informato e che punti al lungo termine.
Per approfondire i vari tipi di rendimenti, potresti leggere questi articoli:
- Come calcolare il Tasso di Rendimento Immediato TRI
- Cos’è il Dividend Yeld e come funzione
- Come calcolare lo yeld to maturity (YTM)
- Rendimento del capitale investito (ROCE)
Quanto si può guadagnare con l’investimento in bottiglie di vino?
Abbiamo detto che investire in bottiglie di vino pregiato può offrire rendimenti interessanti, ma i guadagni effettivi di questo investimento dipendono da diversi fattori:
- Vini pregiati di annate eccezionali: bottiglie provenienti da regioni rinomate come Bordeaux, Borgogna o Toscana, soprattutto di annate considerate eccezionali, tendono ad apprezzarsi nel tempo. Ad esempio, un’annata particolarmente favorevole può vedere un incremento del valore delle bottiglie nel mercato secondario.
- Edizioni limitate e produzioni ridotte: vini prodotti in quantità limitate o da vigneti con bassa resa possono diventare oggetti di desiderio per i collezionisti, aumentando significativamente il loro valore nel tempo.
- Conservazione: la corretta conservazione delle bottiglie è cruciale. Condizioni inadeguate possono compromettere la qualità del vino e ridurre il suo valore di mercato.
- Orizzonte temporale: investire in vino è un progetto redditizio a medio-lungo termine. È consigliabile prevedere un periodo di detenzione di almeno 5-10 anni per massimizzare le potenzialità di rendimento.
- Selezione accurata: non tutte le bottiglie aumentano di valore. È essenziale selezionare vini con un comprovato potenziale di apprezzamento, affidandosi a esperti o fonti autorevoli nel settore.
In quale vino investire?
Solo una piccola selezione di circa 200 vini a livello globale soddisfa i criteri per essere considerata un vero e proprio “vino da investimento”. Strutture ben definite, come la classificazione dei vigneti di Bordeaux del 1855, rendono più semplice orientarsi nel mercato. La produzione di questi vini, infatti, non può essere incrementata semplicemente ampliando le superfici vitate.
All’interno delle regioni vinicole classificate, alcuni produttori si distinguono per l’adozione di standard qualitativi ancora più rigorosi rispetto a quelli ufficialmente richiesti. Queste cantine, attraverso limitazioni autoimposte come la riduzione della resa per ettaro, garantiscono un livello di eccellenza costante, contribuendo all’esclusività e al valore di mercato delle loro bottiglie.
Altro elemento da considerare: le nuove annate presentano un elemento speculativo maggiore rispetto alle annate più vecchie, poiché il loro valore è ancora in fase di consolidamento e può variare nel tempo. Al contrario, i vini d’annata con una storia consolidata offrono un quadro più prevedibile. Questo dipende dal fatto che le loro valutazioni sono ormai stabili e permettono una stima più accurata dell’andamento futuro. Tuttavia, i prezzi di queste annate più mature tendono a crescere a un ritmo più lento e si stabilizzano quando la finestra ideale di maturazione per il consumo si avvicina alla chiusura.
Come scegliere i vini giusti per l’investimento
Per costruire un portafoglio solido di vini da investimento, è essenziale selezionare etichette con una comprovata capacità di apprezzamento nel tempo.
La durata del vino è un fattore chiave per determinarne l’idoneità all’investimento. Infatti, non tutti i vini sono adatti alla conservazione a lungo termine, e solo alcune categorie mantengono o aumentano il loro valore con il passare degli anni. Investire sul vino deve tenere in considerazione questo aspetto.
I vini rossi di alta qualità, in particolare quelli provenienti da Bordeaux e Borgogna, rappresentano la maggior parte dei vini da investimento. Questi vini raggiungono generalmente la maturità ottimale per il consumo tra i 15 e i 20 anni, periodo in cui il loro valore può crescere significativamente.
Alcuni vini da dessert di eccellenza, come il Trockenbeerenauslese tedesco o il Tokaji ungherese, così come i migliori champagne, possono essere conservati molto più a lungo, fino a 50-60 anni, senza perdere qualità.
Tuttavia, i vini più longevi in assoluto sono i cosiddetti “vini generosi”, ovvero vini dolci fortificati con brandy, tra cui Madeira, Porto, Sherry e Málaga. Le migliori annate di questi vini possono mantenere intatte le loro caratteristiche per oltre 200 anni. Questo li rende un’autentica testimonianza storica e una scelta unica per chi desidera investire in vino con una prospettiva a lunghissimo termine.
Investire nel mercato del whisky
Se conservi Bordeaux o Borgogna nella tua cantina, dovrai accettare sconti alla vendita, perché non si può fornire una prova completa che sia stato conservato in modo perfetto. Questo non succede con i liquori, poiché richiederanno meno condizioni di conservazione.
Il whisky è, senza dubbio, la categoria di investimento più consolidata tra i liquori. La sua disponibilità è limitata e non può essere riprodotta a piacimento: una volta esaurita una determinata annata di un whisky pregiato, questa scompare definitivamente dal mercato.
Da decenni, il whisky è apprezzato dagli intenditori, in particolare il whisky scozzese, ma anche il whisky di malto giapponese, così come il bourbon e il rye whisky americani. Grazie alla sua eccezionale longevità, può essere invecchiato in botte per oltre 10, spesso anche 20 anni o più, prima di essere imbottigliato. Le bottiglie possono essere conservate facilmente per diverse decadi dopo il riempimento. A differenza del vino, infatti, i liquori non maturano in bottiglia. Pertanto, non c’è rischio che il contenuto si deteriori, ad esempio, a causa di difetti del tappo, o che diventi imbevibile dopo una maturazione troppo prolungata.
Gli imbottigliamenti speciali di distillerie rinomate tendono a registrare aumenti di valore quasi certi nel corso degli anni. La loro offerta è limitata, mentre la domanda rimane costante grazie all’interesse dei collezionisti e al mercato delle aste specializzate. Tuttavia, è importante diffidare delle edizioni “limitate” o “speciali” create artificialmente per scopi di marketing, poiché non sempre rappresentano un vero valore per l’investitore. Gli imbottigliamenti standard delle distillerie, infatti, risultano poco attraenti per chi investe in whisky.
Tra gli imbottigliamenti più ricercati rientrano piccole produzioni maturate in botti particolari, come quelle di Porto, Madeira o Sauternes, whisky invecchiati per lunghi periodi o imbottigliamenti di singole botti, spesso rilasciati alla forza della botte, con un contenuto alcolico significativamente più elevato.
Per avere un’idea generale, i whisky distillati prima del 1975 sono generalmente più preziosi e costosi di quelli prodotti successivamente. Questo non è dovuto solo alla loro maturità, ma anche al fatto che l’orzo e altri ingredienti venivano coltivati in modo più delicato e biologico rispetto ad oggi.
Investimento in botti di whisky
È possibile investire in quantità più consistenti, acquistando direttamente intere botti di whisky. Alcune distillerie offrono programmi dedicati a questo tipo di acquisto, mentre in Gran Bretagna esistono agenti e società di investimento specializzate. Questi operatori forniscono consulenza e servizi lungo l’intero processo, occupandosi della selezione, dell’acquisto, dello stoccaggio e, dopo alcuni anni, della rivendita o dell’imbottigliamento, gestendo anche tutta la documentazione necessaria.
L’invecchiamento in botte rappresenta un ulteriore vantaggio, poiché il whisky acquisisce valore con il passare degli anni. Tra gli acquirenti più comuni di whisky invecchiato in botte troviamo imbottigliatori indipendenti e produttori di miscele destinate al mercato di massa.
Perché investire in whisky?
Il whisky è uno degli asset alternativi più apprezzati dagli investitori, grazie alla sua rarità e alla capacità di aumentare di valore con il tempo.
A livello di investimento, il whisky è tra i liquori più richiesti, con una base di collezionisti consolidata, specialmente in Asia. Il rum potrebbe emergere come asset di lusso in futuro, ma è ancora indietro rispetto al whisky. Altri distillati vintage, come cognac o chartreuse, attirano nicchie di collezionisti, ma non hanno lo stesso mercato.
Molte distillerie vendono una parte delle loro botti a prezzi all’ingrosso tramite agenti specializzati. Cosí facendo, si garantiscono entrate immediate e offrendo agli investitori l’opportunità di acquistare a condizioni vantaggiose.
Il valore del whisky cresce attraverso due fattori chiave: il differenziale tra il prezzo di acquisto e quello di mercato e l’invecchiamento, che ne aumenta la qualità e la domanda. Con un consumo globale in crescita del 2% annuo, l’offerta rimane limitata, poiché il lungo processo di maturazione non consente un rapido aumento della produzione.
Sebbene il whisky e il vino offrano rendimenti interessanti, investire in beni tangibili riguarda principalmente la protezione del valore e dall’inflazione. Come per tutti gli “investimenti della passione”, l’affinità con il prodotto gioca un ruolo importante, poiché il ritorno non è solo economico, ma anche emotivo.
ETF vino
Gli ETF (Exchange Traded Fund) specificamente dedicati al settore vinicolo sono attualmente inesistenti, a differenza degli ETF del lusso.Tuttavia, gli investitori possono ottenere un’esposizione indiretta al mercato del vino attraverso ETF focalizzati su aziende produttrici di bevande alcoliche, che includono produttori di vino.
Un esempio di tali indici è il Liv-ex Fine Wine 1000, che traccia le quotazioni di 1.000 vini pregiati a livello globale. Questo indice è suddiviso in sette sottoindici:
- Bordeaux (500 vini)
- Bordeaux Legends (50 vini)
- Borgogna (150 vini)
- Champagne (50 vini)
- Rodano (100 vini)
- Italia (100 vini)
- Resto del mondo (50 vini).
È importante notare che, sebbene non esistano ETF esclusivamente dedicati al vino, gli investitori possono comunque partecipare al mercato del vino pregiato attraverso piattaforme specializzate come il London International Vintners Exchange (Liv-ex), che fornisce dati, servizi commerciali e logistici per il commercio del vino.

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Quali sono i rischi di investire in vino?
Investire in vino può sembrare un’opportunità affascinante e redditizia, ma come qualsiasi asset alternativo, comporta dei rischi che è importante valutare attentamente. Non tutti i vini aumentano di valore e fattori esterni possono influenzarne la redditività nel tempo.
Ecco i principali rischi da considerare:
- Fluttuazioni di mercato: la domanda di vini pregiati può variare in base alle tendenze, all’andamento economico e al comportamento dei collezionisti.
- Conservazione delicata: il vino deve essere mantenuto in condizioni ottimali per preservarne la qualità. Errori nello stoccaggio possono comprometterne il valore.
- Contraffazioni: il mercato dei vini rari è spesso soggetto a frodi, rendendo essenziale acquistare solo da canali affidabili e certificati.
- Scarsa liquidità: a differenza di altri investimenti, la vendita di bottiglie o casse può richiedere tempo e non sempre garantire un ritorno immediato.
- Costi aggiuntivi: stoccaggio professionale e assicurazione rappresentano spese che possono incidere sul rendimento complessivo.
- Aspetti fiscali e regolatori: la tassazione sugli investimenti in vino varia a seconda del Paese e potrebbe cambiare nel tempo, influenzando i profitti.
Per mitigare questi rischi, è essenziale avere una strategia chiara, selezionare vini con un comprovato potenziale di apprezzamento e considerare il supporto di esperti del settore.
FAQ
Il rendimento di un investimento in vino dipende dalla selezione delle bottiglie, dalla loro conservazione e dall’andamento del mercato. Storicamente, i vini pregiati hanno registrato una crescita costante: il Knight Frank Luxury Investment Index indica un aumento del 146% negli ultimi 10 anni per i vini da collezione. Tuttavia, il rendimento può variare in base a fattori come l’annata, la domanda e il tempo di detenzione.
I migliori vini da investimento provengono da regioni prestigiose e con forte domanda. Bordeaux offre etichette di alto valore come Château Lafite Rothschild e Château Margaux, mentre in Borgogna spiccano il Domaine de la Romanée-Conti e Domaine Leflaive. L’Italia si distingue con Sassicaia, Masseto e Barolo di Bartolo Mascarello. Anche Champagne come Dom Pérignon e Krug, oltre a vini da dessert e fortificati come Tokaji e Porto Vintage.
I guadagni dipendono da variabili come il tempo di conservazione e la rarità del vino. Ad esempio, un Romanée-Conti Grand Cru 1945, acquistato nel 1990 per circa 10.000 euro, è stato venduto nel 2018 per oltre 482.000 euro. In media, i migliori vini da investimento possono offrire un rendimento annuo tra il 6% e il 15%, a seconda dell’annata e della domanda di mercato.
Si può investire in vino acquistando direttamente bottiglie pregiate, partecipando a fondi specializzati o utilizzando piattaforme di trading come Liv-ex. Chi preferisce un approccio più strutturato può investire in botti, rivendendole dopo l’invecchiamento o l’imbottigliamento. Ogni metodo ha vantaggi e richiede una strategia ben definita per massimizzare il rendimento.
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