Eleonora Giorgi, una carriera da vera attrice: ha spaziato senza mai vergognarsi di nulla

Era il 19 novembre 1974 quando Alessandro Momo, attore neppure maggiorenne, aveva appena terminato di girare, accanto a Vittorio Gassman, Profumo di donna di Dino Risi. Non lo vide mai, Momo, quel film, candidato a due Oscar. In sella alla Honda CB 750 Four che gli aveva prestato la sua ragazza, Eleonora Giorgi, si schiantò […] L'articolo Eleonora Giorgi, una carriera da vera attrice: ha spaziato senza mai vergognarsi di nulla proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mar 3, 2025 - 19:14
 0
Eleonora Giorgi, una carriera da vera attrice: ha spaziato senza mai vergognarsi di nulla

Era il 19 novembre 1974 quando Alessandro Momo, attore neppure maggiorenne, aveva appena terminato di girare, accanto a Vittorio Gassman, Profumo di donna di Dino Risi. Non lo vide mai, Momo, quel film, candidato a due Oscar. In sella alla Honda CB 750 Four che gli aveva prestato la sua ragazza, Eleonora Giorgi, si schiantò sul lungotevere Massimo D’Azeglio contro un taxi e morì. Giorgi (che venne persino inquisita e subito assolta per aver affidato la moto a un minorenne) ha detto, in una recente intervista poco prima della sua morte al Corriere della Sera, che se mai avesse voluto incontrare qualcuno nell’al di là uno di loro sarebbe stato proprio Alessandro, la cui prematura scomparsa fu il primo grande dolore della sua vita.

Nel ’74 Eleonora aveva già fatto parte di almeno nove cast: comparsate nel thriller La tarantola dal ventre nero, Roma di Fellini e Number One di Gianni Buffardi, sullo scandalo della cocaina nel noto locale romano (in tutti e tre i film neppure accreditata). Poi una particina in uno spaghetti-western (Tutti per uno, botte per tutti) dove è la fidanzata di Timothy Brent (al secolo Giancarlo Prete) diretta da Bruno Corbucci. Il film da protagonista che le ha portato una certa notorietà è stato l’erotico-conventuale Storia di una monaca di clausura di Domenico Paolella. Era il ’73: lei interpreta Carmela Simoni, poi divenuta suor Agnese del Gesù. “Ero una ragazzina bene, educata, che aveva avuto un solo fidanzato”, raccontava a noi di Nocturno nell’aprile 2011: “Non ero una dello spettacolo, con una liberalità sessuale ed erotica disinvolta”. “Avevo un’educazione cattolica, feroce. E il mio spogliarmi fu una provocazione nei confronti di mio padre e mia madre che si erano permessi di spezzare una famiglia, un sogno, due anni prima, e avevano lasciato sgomenti noi figli. E quindi credo che tutto questo, il mio spogliarmi al cinema, sia nato perché volevo che loro mi notassero. Invece mi hanno notato gli italiani e loro no…”.

Comincia così ‘il percorso del nudo’ di Eleonora che prosegue con Appassionata di Gianluigi Calderone (’74) dove la vediamo a confronto con un’altra futura diva del cinema italiano: una allora diciannovenne Ornella Muti. Il che venne pubblicizzato come una sorta di incontro-scontro fra le due, una sorta di Joan Crawford vs Bette Davis in salsa nostrana. “Fu una trovata di Enrico Lucherini che rideva come un pazzo mentre ce lo proponeva: noi eravamo perplesse. ‘Dai fatelo, i fotografi stanno qui’, ci disse. E così è venuto fuori questo servizio”, che voleva far credere che le due bisticciassero. “E ancora oggi” io e Ornella “ne parliamo”… ridendo. Poi ci furono Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno di Luciano Salce accanto a Paolo Villaggio e La sbandata di Alfredo Malfatti (di fatto diretto da Salvatore Samperi) dove Giorgi è la disinvolta nipote di un inedito Domenico Modugno (la sola esperienza cinematografica erotica di mister Volare).

Eleonora prosegue nell’erotico con Disposta a tutto accanto all’Ulisse televisivo di Bekim Fehmiu, diretta da Giorgio Stegani: “Al tempo ero giovanissima e avevo 21 o 22 anni ed ero afflitta dal problema di me stessa, di una carriera iniziata per caso, che mi era esplosa fra le mani” e quando girò Disposta a tutto, ci ricordava, “ero forse proprio nella fase di maggior distacco da quello che facevo. Ebbi una crisi fortissima fra il ’76 e il ’78. Ero diventata una celebrità in erba, ma la mia vita era andata in pezzi”. “Una bomba nella mia vita, in quel 1977”. In realtà quella bomba era esplosa anche prima, nel ’74, quando girò con Mario Lanfranchi l’eroticissimo Il bacio del quale, però, Eleonora ricordava piacevolmente l’atmosfera: “Una specie di regno fatato fra trine e merletti… meraviglioso”. “Non ero pronta per fare l’attrice, quando ho cominciato, per caso, stavo preparando l’esame di ammissione all’Istituto del Restauro, quindi completamente un’altra cosa. Avevo un padre che operava nello spettacolo, però molto lontano… In quei due anni le cose le facevo col cuore, ma forse con poca testa”.

Ma il treno è ormai in corsa e non si ferma più: Eleonora è nuda ne La sbandata con Samperi, in Cuore di cane con Lattuada. Ma si rivela anche in una parte, sia pur non principale, di un film impegnato: L’Agnese va a morire (’76) di Giuliano Montaldo, sul tema della resistenza, tratto dal romanzo di Renata Viganò. E c’è anche l’intrigante Dimenticare Venezia (’79) di Franco Brusati, accanto a Mariangela Melato. Lo stesso anno arriva Celentano (Mani di velluto di Castellano e Pipolo): “Anche se ero innamorata di mio marito e incinta del mio primo figlio, in maniera del tutto platonica Adriano mi fece innamorare”. Con lui Giorgi fu anche in Gran Hotel Excelsior (’82): “Lui diresse e montò” (la regia è ufficialmente di Castellano e Pipolo) la scena del ‘Tico tico’ che, secondo me, hanno poi ripreso in una pubblicità con la Hunziker”. Nel 1980 c’era stata l’esperienza dell’horror con Dario Argento (Inferno): “Ci trovammo subito con Dario: io, da piccola, ero tormentata da paure di percezioni extra”.

Il cult assoluto di Eleonora è stato comunque Borotalco (’82) con Carlo Verdone: “Il migliore che ho fatto. Verdone lo dice sempre che si è ispirato a me”. Un film che “condensa quell’ansia di liberazione, di conquistare una nuova posizione” per una ragazza di quell’epoca. “Con Verdone vissi tutte quelle bellissime sensazioni che non c’erano mai state su altri set, a cominciare dalla possibilità di avere un minimo di leggerezza“. Del resto “io e la Muti siamo state massacrate per dieci anni: ironia, sarcasmo e, se vogliamo, anche morbosità nei nostri confronti”: di Mia moglie è una strega (Castellano e Pipolo, ’80), con Pozzetto, “parlò di me un giornale militante della sinistra: ‘Eleonora Giorgi che lustra i dobloni delle casse di Rizzoli continua a romperci le scatole con questi filmetti’”. E lei, quasi per ripicca, passa alla regia (ha prodotto tre film e ne ha diretti due): de L’ultima estate (una delle due) ci ha detto: “Mi ha permesso di stare per un paio d’anni con ragazzi giovanissimi. È stato meraviglioso. Vedere la loro serietà al primo lavoro… davvero molto bello”: una svolta che Eleonora attendeva da anni.

Complessivamente ha partecipato a una quarantina di film (più quelli per la tv): nell’ultimo, del 2017 (La mia famiglia a soqquadro di Max Nardari) ha interpretato… una nonna. Una carriera da vera attrice, la sua: del resto, i veri attori, quelli coscienti del proprio ruolo, non si fossilizzano in un genere o in una tipologia di personaggio, ma spaziano… ed Eleonora lo ha fatto, senza mai vergognarsi di niente.

L'articolo Eleonora Giorgi, una carriera da vera attrice: ha spaziato senza mai vergognarsi di nulla proviene da Il Fatto Quotidiano.